Nella città calabrese eletto, a furor di popolo, un sindaco comunista. In Russia avanzata del PC di Ziuganov. In Ucraina pronta statua di Stalin, alta 3 metri.
A Polistena, città di circa 12.000 abitanti, in provincia di Reggio Calabria, quando sono stati resi noti i risultati delle elezioni comunali di fine marzo 2010, l’orologio della storia sembrava impazzito. La lista comunista, che ha avuto la “pretesa” di presentarsi con il vecchio, glorioso simbolo della falce e martello, su bandiera rossa e tricolore, ha ottenuto 3.384 voti, pari al 48,97% dei suffragi, ha stravinto, distanziando di ben 1.773 voti la lista del sindaco uscente, appoggiato dal Partito Democratico (che ha ottenuto 2.218 suffragi, pari al 32,10%), mentre il Popolo della Libertà si è dovuto accontentare della terza e ultima posizione, con 1.307 voti (18,92%). Immediatamente una lunga fila di auto, a clacson spiegati e con le bandiere rosse ai finestrini, ha attraversato la città, diretta al circolo del partito, per salutare il sindaco neo-eletto, Michele Tripodi, esponente di spicco del Partito dei Comunisti Italiani. Ma i festeggiamenti non son finiti qui. Una fiumana di gente ha invaso in corteo il centro cittadino, accompagnata dalla banda musicale, che ha intonato “Bandiera Rossa” e l’ “Internazionale”. Per le strade suonatori di fisarmonica e di tamburello hanno dato vita a piccoli spettacoli, accompagnati da tarantelle e balli vari. A sera, la piazza principale era gremita di popolo per ascoltare il comizio del sindaco Tripodi. Anche qui uno spettacolo suggestivo di cori, bandiere rosse e pugni chiusi. Dalla Calabria alla Russia. Il Partito Comunista di Ziuganov, nelle elezioni amministrative regionali del 14 marzo scorso, ha registrato una notevole avanzata (il miglior risultato dal 2003, con un incremento del 5% rispetto alle ultime elezioni legislative), consolidando il suo ruolo di principale partito di opposizione. Il partito di governo, “Russia Unita”, in mano a Putin, è sceso da percentuali oscillanti, negli ultimi anni, tra il 60 e il 73%, a meno del 50%. Rispetto alle elezioni legislative del 2007, in alcune regioni ha subito perdite del 25% (come nel territorio degli Altai e nella regione di Kurgansk). Il Partito Comunista della Federazione Russa, che in passato aveva registrato serie difficoltà nel suo rapporto con il movimento operaio, ha saputo evidentemente ricostruire un certo radicamento in particolare tra i settori più avanzati e combattivi del movimento sindacale, segnando con la sua presenza gran parte delle manifestazioni che si sono svolte negli ultimi mesi e mobilitando le sue organizzazioni sulle più scottanti questioni sociali, anche con iniziative di massa, che, a Mosca e in altre città russe, hanno visto la partecipazione di folle di lavoratori. A testimoniare del successo comunista c’è, in particolare, l’incremento del 14% (rispetto alle legislative del 2007) sia nel territorio degli Altai che nelle regione di Kurgansk e Sverdlovsk, del 13% nella regione di Kaluga e del 9% nella regione di Khabarovsk, nell’estremo oriente russo. Sono tutte in aumento le percentuali raccolte nelle altre regioni in cui si è votato. Nelle elezioni comunali, in molte delle città i comunisti hanno raccolto più di un terzo dei voti espressi. Hanno conquistato, ad esempio, l’amministrazione di Novocerkask, capoluogo di una provincia popolata dai cosacchi e città natale dello scrittore Michail Sciolokov. Straordinario è il risultato ottenuto a Irkutsk, città siberiana con una popolazione di circa 600.000 abitanti e sede di importanti strutture produttive: il candidato comunista, Viktor Kondrashov, ha ottenuto un autentico plebiscito ed è stato eletto alla guida del comune con il 63% dei consensi. Notizie confortanti vengono, infine, dall’Ucraina. Leggiamo in una nota d’agenzia: “Il dirigente del Partito Comunista Ucraino, Alexander Zubtcheviski, informa che in un luogo ancora segreto della città sud-orientale ucraina di Zaporozhye, che conserva una bella statua gigante di Lenin, in aprile verrà inaugurata una statua di granito rosso dell’altezza di ben tre metri raffigurante Stalin, per onorare il suo ruolo da protagonista come capo dell’Armata Rossa e del Partito Bolscevico, che schiacciò la peste hitleriana e i suoi lacchè nazionalisti ucraini, lituani, lettoni e altra simile gentaglia europea. I compagni vigileranno in modo permanente la statua per prevenire qualsiasi attacco dei nazi-nazionalisti ucraini, che hanno accolto la notizia come una provocazione. Oltre alla loro cacciata dal governo decretata dal popolo ucraino, i compagni onorano il loro peggior nemico: l’immortale Stalin”. Il Partito Comunista Ucraino fa parte della compagine governativa che è uscita vincitrice dalle recenti elezioni legislative e che ha cacciato il governo uscente, legato al capitalismo occidentale. Il quadro sin qui esposto dimostra che i comunisti, quando difendono ad oltranza la loro identità, sono destinati a vincere. Antonio Catalfamo
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