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LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL: LA RIUNIONE DI WASHINGTON Stampa E-mail
marted 18 novembre 2008
Anteprima"Alcuni dei governi che ci appoggiano, giudicando da recenti dichiarazioni, non tralasciano d’includere nelle stesse quello che fanno per facilitare la transizione a Cuba."

Transizione verso cosa? Verso il capitalismo, l’unico sistema nel quale credono religiosamente. Non dicono una sola parola per riconoscere il merito d’un popolo che, sottoposto da circa mezzo secolo a crudeli sanzioni economiche ed alle  aggressioni, ha difeso una causa rivoluzionaria che, unita alla sua morale e al suo patriottismo, gli ha dato la forza di resistere. Dimenticano anche che dopo le vite offerte e tanto sacrificio difendendo la sovranità e la giustizia, non si può offrire a Cuba l’altra spiaggia del capitalismo. Strizzano l’occhio agli Stati Uniti, sognando che li aiuteranno a risolvere i loro problemi e le loro tremolanti economie che sostengono scambi diseguali e abusivi con i Paesi emergenti. Solo in questo modo si possono garantire i guadagni multimilionari di Wall Street e delle banche degli Stati Uniti. 

Le risorse naturali non rinnovabili del pianeta e l’ecologia non si menzionano nemmeno. Non si domanda l’interruzione della corsa alle armi o la proibizione dell’uso possibile e probabile delle armi di sterminio di massa.

Nessuno di quelli che parleranno nella riunione, convocata precipitosamente  dall’attuale presidente degli Stati Uniti, ha detto una parola sull’assenza di oltre 150 Stati, con uguali o peggiori problemi, che non avranno il diritto di pronunciare una parola sull’ordine finanziario internazionale, come ha proposto il presidente pro tempore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel D’Escoto,  e tra questi c’è la maggior parte dei Paesi dell’America Latina, dei Caraibi, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania.

Domani inizia la riunione del G–20 a Washington. Bush si congratula con se stesso e proclama che da questa riunione si aspetta un nuovo ordine finanziario mondiale. Le istituzioni create da Bretton Woods devono essere più trasparenti, responsabili ed efficaci: è la sola cosa che ammetterebbe.  Per segnalare la prosperità di Cuba nel passato ha detto che una volta era disseminata di campi di canne da zucchero. Non ha detto di sicuro che le canne si tagliavano a mano e l’impero aveva sottratto la quota stabilita per più di mezzo secolo, quando la parola socialismo non era ancora stata pronunciata nel nostro Paese, mentre si era esclamato: Patria o Morte!

Molti sognano che con un semplice cambio di comando nell’esecutivo dell’impero questo diverrà più tollerante e meno bellicoso. Il disprezzo per l’attuale governante conduce alle illusioni su un probabile cambio del sistema. Non si conoscono ancora i pensieri più intimi del cittadino che prenderà il timone su questo tema e sarebbe davvero ingenuo credere che le buone intenzioni d’una persona intelligente potranno cambiare quello che secoli d’interessi e di egoismo hanno creato.

La storia umana dimostra altre cose. Osserveremo con attenzione quello che ognuno dirà in questa riunione finanziaria. Le notizie pioveranno e saremo tutti un pochino meglio informati.

Fidel Castro Ruz – 14 Novembre del 2008 (da «Granma»)

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