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LA GRECIA E NOI Stampa E-mail
sabato 03 gennaio 2009
AnteprimaL’uccisione di un giovane quindicenne da parte della polizia ellenica ha scatenato una serie di manifestazioni di protesta, che hanno unito il movimento studentesco e quello dei lavoratori. La strategia di lotta del KKE deve rappresentare un esempio per i comunisti di tutta Europa e, in particolare, per quelli italiani.

La Grecia è stata descritta dai fautori nostrani del “neoliberismo” e della “globalizzazione” come un paradiso terrestre, un modello da imitare, un Paese che, in pochi anni, ha conosciuto uno sviluppo economico invidiabile. Perciò, ad una parte dell’opinione pubblica italiana – quella che si lascia irretire dai mass-media –  gli sconvolgimenti sociali del novembre scorso sono sembrati un fulmine a ciel sereno. E, invece, hanno costituito la conseguenza logica di uno stato di cose che covava da tempo sotto la cenere.

L’uccisione di uno studente quindicenne da parte della polizia è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Come risposta, si sono verificate imponenti manifestazioni studentesche ed altrettanto grandiosi cortei organizzati dal KKE, il Partito comunista greco, descritto dalla nostre parti come un “fossile”. Basta scorrere le immagini che circolano via Internet per verificare come, al contrario, questo partito, oltre ad essere un punto di riferimento solido per la classe operaia ellenica, riesca a coinvolgere nelle proprie iniziative e ad entusiasmare i giovani.

Il KKE, con grande raccapriccio di tanti “estremisti” nostrani, ha condannato come pilotati dal potere gli atti di violenza compiuti ai margini delle grandi adunate pacifiche da teppisti e provocatori. Ha saputo legare protesta studentesca e protesta operaia.

La cortina fumogena creata dai mass-media borghesi si è ben presto diradata ed è emersa la vera realtà della Grecia odierna. Altro che paradiso terrestre! Abbiamo appreso che, come avviene nel resto dell’Europa “neoliberista”, nel Paese delle rose i salari scendono, i disoccupati aumentano, i profitti degli imprenditori volano, assieme ai mutui. Il governo conservatore di Nuova Democrazia, al pari di quello berlusconiano di casa nostra, con il sostegno, neanche tanto paludato, del PASOK (che, però, rispetto al nostrano Partito Democratico, può essere considerato “estremista”), sta privatizzando l’istruzione. Anche in Grecia il ceto politico dominante è travolto dagli scandali.

L’unica novità positiva del panorama ellenico è rappresentata, appunto, dal KKE, a dispetto dell’abito di “partito dogmatico”, “sorpassato dai tempi” (fors’anche “giurassico”), che pure “Liberazione” (non sappiamo più se definire questo giornale organo di Rifondazione Comunista, dell’ala vendoliana o, addirittura, proprietà personale di Piero Sansonetti) gli ha cucito addosso.

Il KKE deve costituire un esempio per tutti noi che vogliamo costruire in Italia un Partito comunista non incline al compromesso ideologico con la borghesia, alternativo al sistema capitalistico, avverso alla NATO, pienamente radicato nella realtà sociale, in grado di unire la lotta dei giovani con quella del movimento operaio, che, purtroppo, nel nostro Paese, anche per l’assenza di un forte partito di classe, non appare per nulla intenzionato a contrastare le parole d’ordine berlusconiane e leghiste, ma non solo, sul “comune interesse” del padronato e dei lavoratori.

Caio Gracco  

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