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“FUOCO GRECO” CONTRO IL CAPITALISMO Stampa E-mail
venerdě 11 giugno 2010
AnteprimaI grandi scioperi organizzati in Grecia dal sindacato PAME, sostenuto dal KKE, dimostrano che l’idea comunista non è per nulla tramontata. Anzi, il comunismo è il vero antagonista del capitalismo, l’unico che possa rovesciarlo. Tutti gli altri sono fuochi di paglia. Un vero esempio per l’Italia.

I comunisti greci del KKE sono stati presentati in Italia, non solo dai mass-media borghesi, ma anche da quelli “di sinistra”, come stalinisti “trinariciuti”, completamente dissociati dalla realtà, tanto da sognare ancora, nel XXI secolo, la “dittatura del proletariato”. Cose che fanno sorridere persino l’arcigno “valdo-marxista” Paolo Ferrero.

Il nostro è il Paese dei luoghi comuni. Un grande poeta, in vena di battute, ebbe a dire che i bulgari sono negati per la poesia. I nord-coreani, invece,  dovevano essere negati per il calcio, ma un dentista dilettante, con un gol impertinente, eliminò dai mondiali la mitica nazionale italiana, formata da professionisti già allora ben pagati.

E così il KKE è stato anch’esso una sorpresa per gli osservatori politici nostrani e per i partiti della cosiddetta “sinistra radicale”, come Rifondazione e Sinistra Ecologia e Libertà, oltre che per il “pachidermico” Partito Democratico. Di fronte agli effetti devastanti della crisi economica, il partito della “pasionaria” Aleka Papariga ha mobilitato centinaia di migliaia di lavoratori, di tutte le categorie e di tutte le età, attraverso il suo sindacato di riferimento, il PAME, ha organizzato diversi scioperi generali di 48 ore ciascuno. I mass-media del nostro Paese sono rimasti spiazzati. Non sapevano che pesci prendere. Così hanno preferito tacere. Per fortuna, c’è Internet. E allora i più pazienti tra noi hanno potuto assistere dal piccolo schermo del computer di casa alle sfilate oceaniche organizzate dai comunisti greci.

Gli italiani, i furbi, quelli che capiscono tutto al volo, erano ancora imbambolati, non riuscivano a capacitarsi del fatto che c’era la crisi anche da noi. Il novello “duce” ne aveva negato l’esistenza per mesi e mesi. Guglielmo Epifani, a capo del sindacato “maggiormente rappresentativo”, invece di organizzare, come in Grecia, sostanziosi scioperi a ripetizione, era stato rassicurante. Si era vantato più volte di aver evitato che in Italia la protesta prendesse le forme cruente che aveva assunto in altri Paesi. Tanto per non far niente, la CGIL aveva organizzato scioperi-burla di 4 ore.

Gli italiani ora controllano sgomenti il portafoglio. Ma come, il “grande timoniere” non aveva giurato e spergiurato che mai e poi mai avrebbe messo le mani nelle tasche ai suoi amati sudditi? Eppure essi si trovavano misteriosamente le saccocce vuote. Le massaie, andando la mattina al mercato, non si erano accorte che i prezzi erano saliti alle stelle e che gli anemici salari, portati a casa dagli zelanti maritini, non valevano niente. Gli operai in letargo leghista non avevano capito che sarebbero stati licenziati a migliaia. I precari del settore pubblico aspettavano il solito santo protettore, che arriva sempre, all’ultimo minuto, come il “deus ex machina” del teatro classico, a sbrogliare ogni matassa. Com’era possibile che non arrivasse! Era sempre arrivato, magari un po’ in ritardo, un po’ in affanno, con la camicia fuori dai pantaloni e i capelli spettinati, con la leggina, il decreto rabberciato nelle tasche della giacca, per prorogare i contratti a tempo determinato, per mesi, per anni, per decenni, fino a trasformarli per miracolo, con un’altra leggina, in contratti a tempo indeterminato, anzi eterni. I santi si rifiutavano questa volta, improvvisamente ed inspiegabilmente, di fare miracoli.

I greci, invece, non hanno atteso alcun santo. Sono scesi in piazza con i comunisti del KKE, che hanno capito tutto, dopo la caduta del muro di Berlino non hanno buttato le bandiere rosse alle ortiche, hanno continuato decisi sulla loro strada, scrollandosi dal bavero della giacca un po’ di polvere, lasciata da qualche calcinaccio. Il “fuoco greco”, quello che, millenni fa, si faceva con la pece e la calcina, quello che resiste all’acqua, anzi si alimenta ancora di più in sua presenza, ha continuato a bruciare le navi ai nemici.

Chissà se gli italiani, gli eterni trasformisti, gli opportunisti, quelli che la sanno lunga, hanno capito che ci vuole un nuovo Partito Comunista, come il KKE. Sicuramente Paolo Ferrero e Nichi Vendola non l’hanno capito.

 

Antonio Catalfamo

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nicola lo bianco - evitiamo i trionfalismi     | 79.32.174.229 | 2010-06-18 18:27:03
caro Catalfamo
sono un vecchio compagno, amico di Carmelo Viola, forse mi conosci attraverso qualche mio scritto su Viola o recensione, ecc.
Io ti voglio dire con l'animo di chi ,diciamo cosě, č disorientato, ma non ha perso la strada maestra,con l'animo di chi nutre le tue stesse speranzs, di evitare i trionfalismi su fatti, come quelli della Grecia, che sono premesse, e non certo conclusioni, che sono fatti da portare certo a conoscenza sbugiardando le falsitŕ del regime delinquenziale che governa questo sciagurato paese, ma sono fatti da analizzare e su cui riflettere attentamente, soprattutto da riflettere se il comunismo, che ,mettila come vuoi, č crollato, non debba rivedersi in alcuni suoi fondamenti, nelle premesse, nella "sociologia", nelle forme di governo da perseguire.
Io mi occupo di politica come un cittadino che ha gli occhi aperti, ma mi accorgo che dietro i vecchi slogan c'č il rischio di "mettersi alla coda dei fatti", come si diceva nel '68.
Ricev...
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