I consiglieri provinciali di Messina si incontrano a tavola, al di là delle differenze di partito e di schieramento. Si sono ritrovati in lieta brigata a Montagnareale, mentre la crisi economica affligge i cittadini.
La stampa ( «Centonove» del 27 febbraio scorso, pag. 14) ci fa sapere di un lieto incontro conviviale (“informale”) che ha visto riunita a Montagnareale l’intera rappresentanza consiliare alla Provincia di Messina. Il tutto condito in un dettagliato quanto sapido resoconto delle vivande consumate, dei giochi, dei canti, in uno spirito spensierato e cameratesco che ha accomunato la felice brigata. Ci spiace dover constatare che alla manifestazione (si fa per dire) non si sia sottratto, anzi, l’unico consigliere di Rifondazione, partito che si fregia dell’impegnativo appellativo di comunista. Tutto questo mentre sull’attuale presidente della Provincia pendono gravi accuse da parte dell’autorità giudiziaria relativamente al concorso per l’assunzione di Umberto Bonanno al Policlinico e mentre sembra archiviata, al tintinnio di forchette e bicchieri, la richiesta, poi non tanto convinta, avanzata dall’opposizione di discutere la vicenda in Consiglio. I Comunisti Uniti stigmatizzano il piccolo episodio come indicativo di un clima di complicità generalizzata che coinvolge una classe politica, quella messinese, di cui il meno che si possa dire è che si dimostra incurante e sprezzante dell’attuale situazione di disagio in cui versano vaste categorie di lavoratori e di cittadini, duramente colpiti dalla crisi economica, afflitti dalla disoccupazione, dalla mancanza di case, dallo stato disastroso del territorio e dell’ambiente, oppressi dal malcostume e dal malgoverno. Tale situazione richiederebbe da parte di tutti, specialmente da parte di chi si definisce comunista, chiarezza di posizioni e assunzione di responsabilità. Invece tutto continua, come prima, peggio di prima, determinando sfiducia e sconcerto nei cittadini onesti.
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