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IL SINDACO DI CASTROREALE: UNO, NESSUNO E CENTOMILA? Stampa E-mail
sabato 10 luglio 2010
AnteprimaUn convegno a suon di musica per lanciare il partito del Sud, nuova edizione del trasformismo. Pubblichiamo un’analisi critica di Domenico Catalfamo, già vice-sindaco comunista di Castroreale.

Parte da Messina il progetto politico-culturale (si fa per dire!) del partito del Sud. La provincia di Messina è nota universalmente come fanalino di coda per quanto riguarda i parametri della vita sociale e civile: occupazione, ambiente e territorio, condizioni igieniche, Scuola, Università, moralità pubblica. Ciò grazie alla classe dirigente di sempre – liberale, fascista, democristiana, An-berlusconiana – , che ha potuto strafare, perpetuando se stessa, senza incontrare significative resistenze in chi avrebbe dovuto contrastarne le scelte e lo strapotere. Il partito del Sud dovrebbe nascere come soggetto trasversale, mettendo assieme di tutto e di più.

Significativo è il fatto che alfiere e teorico di tale progetto nella città dello Stretto è un personaggio dalle caratteristiche quanto meno ambigue come il prof. Mario Centorrino, ex democristiano, ex comunista dell’era Bottari-Silvestro, ex girotondino, attuale assessore del governo Lombardo. Trattasi di un tipico esponente del locale baronato universitario, sempre legato a fil doppio ai detentori del potere nell’Ateneo messinese: i Cuzzocrea, i Tomasello e via di seguito.

Nulla di nuovo ci si può aspettare da chi, nella sua qualità di cattedratico di discipline economiche, fra l’altro è stato redattore – si suppone non a titolo gratuito – di ponderosi piani di sviluppo per conto delle amministrazioni provinciali di centro-destra dell’ultimo ventennio, naturalmente rimasti nel cassetto.

Tra i convegni tenutisi e che si stanno tenendo per lanciare l’idea del partito del Sud vi è quello che ha avuto luogo nei giorni scorsi a Castroreale, centro collinare di antica storia, ma di gramo presente e di futuro incerto, che sorge a pochi chilometri da Barcellona Pozzo di Gotto, di cui allo stato di può definire una “dependance”, al pari dei paesi viciniori.

Organizzatore della manifestazione, di cui non intendiamo certo dare il resoconto, anche perché non c’eravamo, l’attuale Sindaco di Castroreale, l’avv. Salvatore Leto, che si è servito della collaborazione niente di meno che di un’associazione musicale, alias banda del paese. Evidentemente, il neonato partito ha bisogno di un adeguato accompagnamento musicale.

L’avvocato Leto – tanto per capire il contesto dell’incontro – è a capo di un’amministrazione composta dai partiti dell’intero arco di centro-destra (compresi i fascisti di Storace, riciclati MPA) più il Partito Democratico, cui il Leto appartiene, o apparteneva.

Il convegno in parola recava un titolo eloquente: “Destra Centro Sinistra. Meglio Sud”. Come dire, aboliamo le differenze, che ormai sarebbero superate. Dalla somma dei tre poli non può che ricavarsi il qualunquismo, cioè l’altra faccia della destra, la vecchia miscela dei mestatori: i separatisti di ieri, i leghisti di oggi. Ché di un leghismo alla rovescia si tratta precisamente, in nome dei “supremi interessi” della Sicilia e del Sud, ovvero dei reali interessi delle camarille dominanti, prime responsabili di quel degrado che si dice di voler sanare. E’ la via per consentire a costoro di rimanere a galla, di apparire nuovi restando se stessi.

Ma chi è il Sindaco di Castroreale? Quale la sua storia politica? Da giovane il Nostro militò nel PSIUP. Quando questo partito si sciolse per confluire nel resto d’Italia nel PCI (non a Castroreale), egli fece dapprima parte di nuclei di Democrazia Proletaria (quindi “più a sinistra”), per poi dar vita, assieme al gruppetto di testa dell’ex PSIUP locale, a un vero e proprio partito (non ridete!) tutto e solo castrense, denominato MUAPRA, il quale si assunse un ruolo provocatorio contro l’allora amministrazione PCI-PSI, agendo di concerto con i gruppi più reazionari della locale DC. Ma questa azione fallì. E allora il personaggio decise di tornare a casa, e approdò nel PSI. Nel partito di Craxi era infatti comodo stare, essendo quel partito ben inserito, a livello nazionale e regionale, nel governo e, cosa ancor più importante, nel sottogoverno. Il Nostro aveva trovato lavoro, con mansioni pari ai suoi meriti, nella Cassa di Risparmio della Sicilia, ai cui vertici c’erano, e ci furono per molti anni, esponenti di nomina politica appartenenti al PSI messinese.

La carriera politica dell’uomo frattanto continua. Consigliere e assessore dell’Amministrazione di sinistra del suo paese, lavora dall’interno per la liquidazione di quello schieramento che, per un quarto di secolo, è rimasto alla guida del Comune di Castroreale, ottenendo dei risultati di portata storica nel campo delle opere pubbliche e dei servizi e costituendo un esempio di buongoverno in tutta la provincia. In questa opera distruttiva poté avvalersi dell’appoggio dei consiglieri di quello che era frattanto diventato PDS e quindi DS, nei cui ranghi egli si era intruppato.

La lunga collaborazione con la destra clericale e coi gruppi clientelari democristiani risorti a nuova vita si è infine conclusa nell’elezione a Sindaco di Salvatore Leto, ufficialmente appartenente al PD, almeno sino a ieri, ma a capo – come si è detto – di una giunta a larga maggioranza di centro-destra.

Tale carica egli esercita da un triennio, gestendo l’agonia di un Comune fra l’altro carico di debiti, che ha venduto a privati alcuni beni, per pagare gli avvocati di cause perse. Uno di questi cespiti è stato acquistato da uno stretto parente dello stesso Sindaco. Andrebbe accertata da chi di dovere la limpidezza di tutta l’operazione. Una cura particolare l’avv. Leto ha dedicato alle proprie pubbliche esibizioni, anche televisive, volendo apparire come il paladino delle popolazioni abbandonate (da chi?) e neglette.

Si è addirittura incatenato dinanzi al portone della Provincia regionale, come atto di “protesta” contro la mancanza di interventi governativi in seguito agli eventi meteorici del dicembre 2008, che hanno colpito anche Castroreale, lasciando ferite tuttora aperte.

Solidale e sodale nel colpo di teatro gli è stato il Presidente della provincia di Messina, Nanni Ricevuto, già suo compagno di partito nel PSI craxiano e oggi alto esponente del partito di Berlusconi.

Alla pagliacciata si unì anche una pattuglia di sindaci che da qualche tempo non trovano di meglio, di fronte all’incapacità propria e dei governi, di cui per lo più sono referenti e portavoti, che dar vita a chiassate demagogiche a beneficio degli elettori delusi.

Mentre il sindaco di Castroreale protestava e il Presidente Ricevuto solidarizzava, entrambi vocianti contro il “governo ladro”, si dimenticavano – come ha denunciato lo stesso capogruppo del PD al Consiglio Provinciale, Pippo Rao – di fare le pratiche per l’utilizzazione delle ingenti somme giacenti alla Regione per il rimboschimento e le opere di difesa contro il dissesto idro-geologico. E lo stesso comportamento negligente e omissivo hanno tenuto tutti i sindaci della provincia di Messina, nessuno escluso.

Il Sindaco di Castroreale – a quanto è dato capire – si appresta ora, dopo aver dato vita al MUAPRA e alle altre salse, a passare alla storia come uno dei promotori del cosiddetto partito del Sud. Bisogna riconoscergli la stoffa del fondatore, o cofondatore. Chissà che finalmente non trovi un “ubi consistam”, una “forma”, offrendo un’immagine di sé che non sia in perpetuo mutamento. Perché è veramente disperante dover avere a che fare con l’uno, nessuno e centomila che finora egli è stato. Tale diritto crediamo spetti soprattutto a chi lo ha eletto.

Ma finora abbiamo scherzato. L’immagine, e soprattutto la sostanza, quella vera, non mancano – beato lui! – al Sindaco di Castroreale, l’immagine e la sostanza dell’ “uomo di successo”, dalla solida posizione economica. E’ uno di quelli che hanno capito il mondo e si son fatti da sé, uno dei prodotti di qualità di quella “società dei meriti e dei bisogni” di martelliana memoria, oggetto di ammirazione da parte dei cultori del “self made man”. Quelli fatti così sono anche inevitabilmente esposti all’ “invidia” da parte di quanti, certo per incapacità loro, sono rimasti indietro nella vita. Ma contro il malocchio esistono gli scongiuri.

Noi, comunisti incalliti, siamo tra quelli che si rifiutano di “capire come gira il mondo”, e addirittura vogliono cambiarlo. E’ questione di filosofia.

Ci sono quelli – è forse il caso di colui di cui stiamo parlando – che hanno “saputo fare”. E il proverbio dice: “chi fa da sé fa per tre”. Ma noi, che siamo contro corrente, crediamo che chi fa per sé fa per sé, e non ha certo gli altri in cima ai propri pensieri.

La nostra è una concezione del tutto diversa della politica, che non sarà di moda, ma che va pure affermata e perseguita, se non si vuole che quel mondo, che certuni hanno “capito”, e che è fatto a misura degli egoisti e dei “primi della classe”, crolli, trascinando tutti nella sua rovina.

Per questo occorre liberarsi dei carrieristi, dei profittatori e dei piccoli imbroglioni vestiti da politici che oggi dominano la scena. Per questo occorre denunciare l’ennesima truffa che si vuol propinare alle popolazioni meridionali stremate dal malgoverno e da un potere che si arroga un diritto di eternità, una truffa che si chiama, questa volta, partito del Sud.

Guardiamoci in seno, scopriamo le radici del male, ritroviamo le forze autentiche che possono farci risorgere.

Non c’è un Sud e non c’è un Nord. C’è l’Italia del lavoro, che si deve unire, per liberare se stessa dai mali vecchi e nuovi che l’affliggono, e che le classi dominanti, del Nord e del Sud, hanno fatto incancrenire, fino a rendere la situazione esplosiva e far pesare sul nostro Paese un reale pericolo di balcanizzazione e di dolorose lacerazioni, che possono farci ritornare molto indietro.

La rinascita di un Partito Comunista è urgente anche per questo, come fattore di chiarezza e di reale unità di tutti i lavoratori italiani verso obiettivi di vero cambiamento. E’ così che può essere affrontata anche la questione meridionale.

Ce l’ha insegnato uno dei nostri, il migliore dei nostri: Antonio Gramsci. Egli non era un “uomo di successo” e morì in carcere. Per noi, per l’Italia, per l’emancipazione umana. Non dimentichiamolo.

 

Domenico Catalfamo  

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