In una città di circa 35.000 abitanti, con una lunga tradizione di lotte contadine e poi operaie, Rifondazione Comunista mette a disposizione della destra il glorioso simbolo della falce e martello e dà l’apparentamento al secondo turno al candidato sindaco berlusconiano di rito finiano. I “pannicelli caldi” della Federazione messinese del Prc non bastano. E’ necessario espellere immediatamente dal partito i responsabili di questa scelta sciagurata.
La tornata di elezioni amministrative in Sicilia, che si è conclusa con i ballottaggi del 13 e 14 giugno, ha rivelato i processi degenerativi cui ha condotto una politica senza principi, quale quella messa in atto nei principali centri dell’isola dal centro-sinistra, spesso con la complicità di chi dovrebbe rappresentare la sinistra, o addirittura i comunisti. E’ una situazione che bisogna denunciare e far apparire negli aspetti meschini che la caratterizzano. Il PD, che si è proclamato vincitore in queste elezioni, è prevalso in città come Gela ed Enna, dopo scontri tra propri uomini o compromessi tra big (sempre dello stesso partito) professionisti dell’antimafia, da un lato, e indiziati di cointeressenza con la mafia, dall’altro. Le coalizioni vincenti comprendevano spesso MPA e/o UDC, finiani, PDL Sicilia e simili. Una mistura di questo tipo si è affermata a Milazzo, in provincia di Messina, dove alla compagnia, che ha eletto a Sindaco il berlusconiano finiano avv. Pino, si è unita anche Rifondazione Comunista, che ha presentato qualche suo candidato nella lista del PD. Chi rappresentava il Prc in tale lista ha raccolto solo una trentina di preferenze, e conseguentemente non è stato eletto, né poteva esserlo. Ciò sta ad indicare il carattere squallido dell’operazione, clamorosamente bocciata dagli elettori comunisti, alla cui base staranno presumibilmente interessi personali e progetti di natura non certo limpida. I dirigenti della locale sezione di Rifondazione, che evidentemente rappresentano solo se stessi, hanno ritenuto, per motivi che meritano di essere portati alla luce, di inserirsi in una competizione tra due gruppi di centro-destra (di questo si è trattato nelle elezioni milazzesi) portando il loro stento rivoletto ad uno dei due. Il PD ha dato il proprio apporto al candidato vincente in cambio di un assessorato in una giunta di destra, alla faccia del tanto decantato bipolarismo. Quello che come comunisti ci aspettiamo è che gli organi provinciali e regionali di un partito – Rifondazione – che continua ad appellarsi comunista sconfessino l’operazione indecorosa e dicano una volta per sempre cosa intendono fare da grandi. Altrimenti si tolgano di mezzo e consentano di fare i comunisti a quanti hanno intenzione di farlo seriamente, in una realtà, quale quella dell’area Milazzo-Barcellona e dell’intera provincia di Messina, che ne ha tanto bisogno. Non si può consentire che gli sfasciacarrozze continuino ad usare la falce e martello in una provincia e in una Regione dove il partito che fu di Lo Sardo, di Li Causi e di Pompeo Colajanni di fatto non esiste più, per colpa di chi indegnamente l’ha rappresentato. Domenico Catalfamo, già vicesindaco Castroreale (ME)
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