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DIFENDERE E RILANCIARE L’IDENTITA’ COMUNISTA IN UN SOLO PARTITO Stampa E-mail
giovedģ 10 dicembre 2009
AnteprimaLunedì 7 dicembre 2009, si è svolta a Messina, nell’aula del consiglio provinciale, la manifestazione di presentazione della Federazione della Sinistra. Riproduciamo l’intervento del compagno Antonio Catalfamo, a nome del circolo comunista “Francesco Lo Sardo” di Barcellona Pozzo di Gotto e Castroreale-Bafia.

Porto il saluto del circolo comunista “Francesco Lo Sardo”, che opera nella zona tirrenica della provincia di Messina, da Barcellona P.G., a Castroreale-Bafia, a Santa Lucia del Mela.

Nella campagna elettorale per le europee del 2009 abbiamo appoggiato la Lista comunista ed anticapitalista, con risultati che ci sembrano soddisfacenti. A Bafia abbiamo ottenuto l’8,6% dei voti, che è diventato il 4% in tutto il comune di Castroreale. A Santa Lucia del Mela, grazie al sostegno del compagno Santo Brunetta, abbiamo registrato un significativo 6%. A Barcellona P.G. ci siamo dovuti accontentare del 2%, in una città già dominata in maniera incontrastata dalla DC ed oggi da mafia, massoneria e clerico-fascismo.

La campagna elettorale ha rappresentato l’occasione per una presa di contatto con la gente, con tanti compagni. Sono così riemerse tante piccole storie, individuali e collettive, che, come le tessere di un mosaico, nel loro insieme, delineano la nostra identità, cioè l’identità comunista.

La storia di Nino Pino Balotta, ferito ed arrestato, in occasione dello sciopero generale del 2 gennaio ’48, a Barcellona P.G., eletto deputato nelle file del Blocco del popolo. La storia di Bartolomeo Maimone, comunista di Santa Lucia del Mela, condannato a 5 anni di confino a Ponza. La storia di Francesco Mancuso, poeta popolare di San Filippo del Mela, morto in condizioni di indigenza. Da ultimo, la storia di Domenico Generoso, iscritto al Pci dal 1959 ed abbonato a «Il Calendario del Popolo» da un quarantennio, il quale, a 83 anni, assieme alla moglie Liboria, nel corso dell’alluvione che ha colpito Scaletta Zanclea ad ottobre, con una scala di legno, calata dal suo appartamento, ha salvato 6 persone. Il Partito dei Comunisti Italiani ha deciso di conferirgli la tessera “ad honorem”, firmata dal segretario nazionale, Oliviero Diliberto. Naturalmente, mi limito a citare solo alcuni casi esemplificativi.

Un’identità, quella comunista, profondamente radicata nella storia d’Italia, ma anche in quella delle varie aree geografiche del Paese, così ben delineata da Gramsci nelle sue opere. Un’identità della quale siamo orgogliosi, che viene rispettata anche da persone che sono culturalmente e ideologicamente lontane da noi, ma che, purtroppo, viene messa in discussione, se non disconosciuta, da tanti che dovrebbero difenderla.Ancora una volta, ha ragione Gramsci: ogni epoca storica ha il suo “lorianismo”. Il “lorianismo” del nostro tempo è quello degli “animali” mass-mediatici, come Bertinotti e Nichi Vendola – ma non solo – , i quali, privi di disciplina e sistematica nello studio, cercando l’originalità ad ogni costo, anche a spese della scientificità, pensano di poter cancellare con un sol colpo di spugna il comunismo del ’900. Per sostituirlo con che cosa?

Con una mistura da fattucchiera, che mescoli in un calderone la filosofia “fagiolista” – vale a dire del “guru” Massimo Fagioli – , il nichilismo di Umberto Galimberti, ampiamente ospitato sulle pagine di «Liberazione» ai tempi d’oro, il “pensiero debole” e il “post-modernismo” di Gianni Vattimo, il marxismo lacaniano di Slavoj Zizek.

E’ necessario un taglio netto con il “bertinottismo”. Altrimenti il rischio reale che corriamo è che la Federazione della sinistra sia una riedizione di formule ormai fallite, oscillanti tra il partito “leggero”, il “movimentismo”, la Sinistra europea, l’Arcobaleno redivivo, la “rinascita socialista”. Noto con rammarico che nella relazione di Scivoletto, che ha introdotto l’incontro di questa sera, non viene pronunciata neppure una volta la parola “comunista”.

Noi immaginiamo un percorso ben più lineare e coerente. E’ necessaria, innanzitutto, l’unità di tutti i comunisti in un solo partito. Solo dopo è possibile parlare di alleanze, convergenze programmatiche, ecc., con altre forze. Anche se – debbo confessarlo – non vedo tutti questi movimenti ecologisti, pacifisti, socialisti, che bussano prepotentemente alla porta della Federazione, col pericolo di sfondarla. Anche qui siamo pochi intimi.

Il problema di dar vita ad un processo costituente che porti alla nascita di un solo partito comunista è stato posto a Paolo Ferrero, non solo da Diliberto, ma anche da Fosco Giannini, da Federazioni comuniste unitarie, operanti all’estero, come quella del Belgio, da gruppi interni alla stessa Rifondazione. Sinora non c’è stata risposta.

Per noi la risposta positiva a tale interrogativo è, invece, fondamentale.

Guardiamo, dunque, con cautela alla Federazione. Vogliamo vedere di quali contenuti si riempirà.

Guardiamo, invece, con entusiasmo all’Associazione Marx 21, che dovrebbe nascere ufficialmente fra qualche settimana, perché abbiamo bisogno di un “laboratorio”, nel quale studiare tutti insieme, non più separatamente, la situazione attuale, per dare delle risposte incisive e per individuare gli strumenti più idonei a combattere la nostra battaglia per l’egemonia culturale. L’Italia ha bisogno di un solo partito comunista e noi dobbiamo assumerci la responsabilità di crearlo.

Bersani, segretario neo-eletto del PD, dichiara a destra e a manca, per tranquillizzare padroni e padroncini, che il suo partito non è disposto a fare alcuna alleanza di governo con i comunisti.

Veramente lui dice con Rifondazione Comunista, perché  il Partito dei Comunisti Italiani non lo nomina neanche, aderendo alla congiura del silenzio decisa dal padronato scaramantico e rispettata da quasi tutti i mass-media nazionali, a partire da quelli pubblici, cioè pagati anche con i soldi dei comunisti.

Ma, a nostro avviso, non bisogna fare con gente come Bersani, Franceschini, D’Alema, ecc., accordi a nessun livello. Altrimenti corriamo il rischio di essere coinvolti in nuove sconfitte e in nuovi scandali, che quotidianamente funestano il PD.E’ vero: siamo pochi. Ma lo siamo stati altre volte, nei momenti cruciali della storia del Paese. Eravamo pochi nel 1924, quando, alle elezioni politiche generali, il Partito Comunista d’Italia prese il 3,8% dei voti e 19 deputati. Gramsci fu eletto con i resti, in Veneto. Se fosse stato oggi, con la legge elettorale che Berlusconi e il Pd hanno voluto e varato e che, evidentemente, è peggio della legge Acerbo, allora vigente, i comunisti sarebbero rimasti fuori dal Parlamento.

Eravamo in pochi a resistere al fascismo. Ezio Taddei, che ha passato nelle patrie galere più di 15 anni, prima e durante il regime mussoliniano, racconta come i comunisti sono cresciuti lentamente, a partire dalle carceri. In un libro, “Rotaia”, ricorda com’essi studiassero freneticamente. C’era un compagno che doveva scontare parecchi anni di carcere e che faceva progetti, come se dovesse uscire di galera da un momento all’altro e dovesse recarsi a Milano, a tenere una riunione.

Poi la Resistenza si fa sempre più temeraria, anche nelle città. Una mattina, ricorda Taddei, i fili del tram appaiono tappezzati da bandierine rosse.

Nell’ “explicit” del romanzo, il protagonista, Beppino Colantuoni, viene arrestato. La madre va a trovarlo in occasione del 7 novembre. Da una cella si leva un urlo solitario, che, poi, diventa corale, proveniente da tutto il sesto braccio: “Viva la Rivoluzione d’Ottobre! Viva il Partito Comunista”.

Ed io sono qui per ripetere, in questi momenti altrettanto bui: “Viva la Rivoluzione d’Ottobre! Viva il Partito Comunista!”.

Il mio pensiero va alle migliaia di compagni che, in questo momento, sono perseguitati e incarcerati, perché il Partito comunista, nel loro Paese, è stato messo fuori legge. Cari compagni, non vi lasceremo soli.

Antonio Catalfamo

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