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E’ MORTO SARAMAGO, UN COMUNISTA ATEO NEL XXI SECOLO Stampa E-mail
domenica 20 giugno 2010
AnteprimaIl giornale della Santa Sede lo ha attaccato, mostrando la solita mancanza di rispetto, da parte della Chiesa, nei confronti di vivi, morti e moribondi. I “corvi neri” delusi per non averlo potuto convertire, neppure sul letto di morte, e per non aver potuto conseguentemente imbastire la consueta speculazione sulle spoglie di chi è stato ateo in vita.

Il 18 giugno scorso è morto José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura nel 1998. I comunisti, quando sono di razza, fanno saltare i nervi ai potenti anche dopo morti. Così l’ «L’Osservatore Romano», quotidiano della Santa Sede, ha sferrato un violentissimo attacco contro lo scrittore portoghese, notoriamente comunista ed ateo. Leggiamo sul giornale vaticano che Saramago è stato “un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all’ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo. Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell’evangelico campo di grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate o dell’inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle «purghe», dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi”.

Che cosa ha fatto di tanto grave nella sua vita Saramago per meritare questa invettiva “post mortem”? Attraverso le sue opere, ha attaccato la Chiesa per la sua inconsistenza ideologica, per i suoi genocidi, l’ha presentata col suo vero volto di sistema di potere, ha denunciato l’appoggio ch’essa ha dato a feroci dittature fasciste, come quella che lo stesso Saramago dovette subire in Portogallo.

Lo scrittore, al contrario di tanti altri intellettuali, asserviti al potere, si è ostinato a parlare senza peli sulla lingua. Di lui ha scritto Vincenzo Consolo: “Questo era l’uomo: un uomo coraggioso, privo di autocensure, sempre disposto a dire apertamente ciò che pensava.  […] Non aveva cautele diplomatiche. Era schietto, diretto, a costo di essere fastidioso: era una persona trasparente. Dotata di una grande capacità di empatia. […] Anche questa critica alle religioni rivelate si inserisce nella più ampia critica al potere”.

La Segreteria del Partito Comunista Portoghese ha così ricordato, in un comunicato, la sua fede comunista: “José Saramago era membro del Partito Comunista Portoghese sin dal 1969 e la sua morte rappresenta una perdita per l’intera collettività comunista, di quel Partito che egli scelse come suo proprio fino agli ultimi giorni della sua vita”.

Lo scrittore Luis Sepúlveda ha aggiunto: “Saramago ha saputo definire meglio d’ogni altro quel che significava essere comunista nel confuso secolo XXI: una questione di etica di fronte alla storia”.

Nel momento in cui in tutto il mondo – Italia compresa – si tenta di cancellare con misure repressive e liberticide il Partito Comunista, i comunisti, grazie a uomini come Saramago, rappresentano la parte migliore della società.

 

Antonio Catalfamo

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