Il poeta siciliano Antonio Catalfamo ha pubblicato il suo nuovo libro di versi, “Frammenti di memoria”, dedicato alle lotte dei contadini del suo paese contro il feudalismo persistente nel secondo dopoguerra, il clerico-fascismo, e per il comunismo. Proponiamo qui di seguito la prefazione di Jack Hirschman, il più grande poeta americano del dissenso, nominato “poeta laureato” dalla città di San Francisco. Gli interessati possono acquistare copie del volume, a 8 euro cadauna, al seguente indirizzo: Nicola Teti editore, Via Simone D’Orsenigo, 21 – 20135 Milano (Tel. 02/55015575; E-mail:
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). I giornali e le riviste, comuniste, ma non solo, che volessero chiedere copia omaggio per recensione, possono inserire un messaggio con l’indirizzo alla voce “Contatti” del presente sito.
Un paio di mesi fa, nel giugno del 2009, ho letto un’intervista a Slavoj Zizek, il noto marxista-lacaniano sloveno, le cui idee correnti sono abbastanza in voga e i cui salti di pensiero lo rendono caro a molti intellettuali. Al termine dell’intervista gli è stato chiesto di aggiungere qualche osservazione sugli accadimenti degli ultimi vent’anni. Ha risposto che, tra le altre cose, “il comunismo è morto”. Quando ho letto questa affermazione, ho subito pensato a una madre di Haiti intenta a preparare panini di fango asciugato al sole per dare da mangiare ai propri figli, non avendo altro, né cibo né soldi per acquistarlo. Che stupidità! Ho pensato: Slavoj ha perduto il senno nel Gioco-della-Fama, la celebrità gli ha fatto montare la testa, povero stolto. E leggendo una poesia di Antonio Catalfamo che tratta del padre siciliano con grandi versi (“Chi sei, che cosa vuoi? / Sono Lenin, / risorgo ogni cento anni, / quando risorge il popolo”), ho pensato che la strofa di Catalfamo fosse una risposta eccellente ai pensieri che macinano questi giorni nei mulini intellettuali, rendendo sempre più facile accettare i fascismi che si stanno mettendo in vendita – a destra e a sinistra – al livello globale come unguenti di fattucchiere. Infatti, tra questi privilegiamenti di bambini viziati e superficiali quindici minuti di fama per verso-nalità, non è un piacere da poco leggere Frammenti di memoria, un libro di poesie che non rivela semplicemente un uso autorevole delle strutture poetiche, del linguaggio ecc., ma contiene la narrazione e la Storia di ciò che significa essere stati nel passato, e essere nel presente, un comunista che lotta. Il mondo ha bisogno di tanti altri per le sue battaglie future.Catalfamo aveva diciotto anni quando, nel 1980, venni in Sicilia per la pubblicazione bilingue di Yossiph Shyryn, del magico poeta siciliano Santo Calì, un libro che avevo tradotto dall’italiano. Catalfamo, nato il 10 luglio 1962, a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, Sicilia, era dall’altra parte dell’isola (il book party si tenne a Trapani). Menziono questo perché nell’ultimo componimento del volume, dedicato a Elena e Roberto Roversi, Antonio fa riferimento a Santo Calì (la cui grandezza come poeta è stata vergognosamente trascurata), e questa è una delle ragioni per cui ho voluto scrivere alcune righe su Frammenti di memoria. Catalfamo ha fatto quello che altri poeti non hanno avuto il coraggio di fare: ha cercato di affermare l’esistenza di un processo comunista, e quindi riaffermare quel processo come un fiume che scorre da Ora al Futuro. Per rendere questo possibile ha dovuto affrontare onestamente e senza esitazioni la propria storia e la storia di quelli che rappresentano le figure più profonde della sua vita e della vita dell’Italia del dopoguerra: le figure della sua famiglia – genitori e nonni – e quelle dei pastori analfabeti del suo paese che, nella loro lotta contro il fascismo ecclesiastico e la mafia, hanno imparato dal miglior maestro – la lotta stessa – cos’è il comunismo. Con straordinarie poesie rivolte ai suoi nonni e genitori, insieme alla poesia che apre la raccolta nella quale è rappresentato lo spirito stesso del comunismo, la figura di Giuseppe Di Vittorio, Catalfamo costruisce le fondamenta della sua opera – partendo dagli anni della lotta contadina che si svolge nel periodo definito da Pier Paolo Pasolini (una profonda influenza su Antonio) una rivoluzione antropologica: gli anni in cui i giovani dimenticano le battaglie dei padri lavoratori e abbracciano una nuova forma di fascismo che Pasolini identificava nel consumismo stesso. Catalfamo ovviamente rigetta ogni rivoluzione che non sia quella comunista, e quando in una poesia ispirata a una dimostrazione di pace esclama “Vogliamo vogliamo vogliamo / perché la voglia di vivere / cambierà il mondo”, sta enunciando l’approccio marxista alla vita e ai cambiamenti. In altri versi della stessa poesia Catalfamo fornisce la chiave del libro quando dice: “Il passato è fonte di ogni rivelazione / e di ogni rivoluzione”. Pertanto quando egli scrive della gente di strada, mendicanti criminalizzati dalla società, o quando scrive di Auschwitz, lo fa con lo spirito tacito, ma anche pervadente, della rivoluzione per la quale, e dentro la quale, sta lavorando, nella misura in cui nella poesia di Catalfamo emerge una dimensione di urgenza – urgenza umana che forza le sue poesie ad essere espresse da lui in questo preciso momento storico. E’ quell’urgenza, racchiusa nel credo del non-possiamo-più-aspettare, dobbiamo-organizzare-subito, che costituisce la base di questo libro, in quanto, per citare le ultime parole di Pasolini (pronunciate a Furio Colombo poche ore prima che il poeta fosse brutalmente e fascistamente assassinato), “siamo tutti in pericolo”. E a questo fine Antonio Catalfamo ha allestito un sito brillante, adoperando abilmente la tecnologia del proprio tempo, www.costituentecomunista.it, che informa tutti gli interessati al movimento comunista oggi, un atto questo che è in sintonia con le armi di lotta – come il libro stesso – puntate contro la mostruosità che conosciamo col nome di capitalismo. Jack Hirschman San Francisco, 10 agosto 2009 (traduzione dall’inglese di John Picchione) Antonio Catalfamo è nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1962. Opera a livello accademico presso la cattedra di Letteratura Italiana dell’Università di Messina. E’ coordinatore dell’ “Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo”, che ha sede a Santo Stefano Belbo (Cuneo), nella casa natale di Cesare Pavese. Dirige il Centro Studi “Nino Pino Balotta”. Ha pubblicato diversi libri di poesie, narrativa, saggistica. Collabora a giornali e riviste, italiane e straniere.
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