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SUBITO UN SOLO PARTITO COMUNISTA, SENZA OPPORTUNISMI Stampa E-mail
mercoled 19 maggio 2010
AnteprimaLa Federazione della Sinistra è ormai subalterna a forze come il PD e Sinistra Ecologia e Libertà che vogliono cancellare il nome stesso del comunismo. Basta vivacchiare. La storia e la situazione attuale del Paese richiedono la nascita di un Partito Comunista autonomo, classista, di impronta gramsciana.

Le elezioni politiche del 2008 segnarono la netta vittoria del centro-destra berlusconiano, l’altrettanto netta sconfitta del Partito Democratico di Veltroni e la dissoluzione della compagine raccogliticcia dell’Arcobaleno. Si pose quindi ai comunisti l’esigenza improcrastinabile di reagire alla deriva, pena la definitiva scomparsa, in un Paese come l’Italia in cui per tutto il ventesimo secolo il Partito Comunista aveva svolto un ruolo di eccezionale portata storica.

Nacque così l’appello a tutti coloro che si riconoscevano in quella storia e in quegli ideali a riunirsi in un solo partito, che fosse – nel nome e nella sostanza – un partito comunista. L’appello fu sottoscritto da intellettuali, operai, militanti di ogni parte d’Italia. Dei due partiti esistenti, il PdCI diede la sua disponibilità a quel progetto, disponibilità sancita dal suo congresso nazionale, mentre Rifondazione – quello che di Rifondazione rimaneva dopo la scissione del gruppo Bertinotti-Vendola – non fece la stessa cosa, limitandosi ad accettare un patto federativo che comprendesse anche altre forze anticapitaliste. Quest’ultima linea è poi prevalsa di fatto nei gruppi dirigenti di entrambi i partiti, e si è costituita così la Federazione della Sinistra, tuttora esistente. Il processo costituente del nuovo Partito Comunista, nel quale continuano a credere molti compagni, ha subito invece una battuta d’arresto.

La Federazione, che opera peraltro solo al vertice, è andata sempre più assumendo le caratteristiche di una formazione politica stabile, che non è un partito comunista e che intende muoversi nel quadro politico in un modo che non ci sentiamo assolutamente di condividere.

Viene infatti portata avanti una linea di alleanza con Sinistra Ecologia e Libertà e con il PD, che significa poi completa subalternità e assenza di ogni autonomia nei confronti di forze politiche che sono interessate – ne va della loro ragion d’essere – a far scomparire il ricordo e il nome stesso del comunismo, che loro hanno deciso di abbandonare, per inserirsi a pieno titolo nella logica del sistema capitalistico dominante. Cosa può significare collaborare con chi ha firmato una volta per tutte il certificato di morte di quell’entità che dovresti rappresentare?

Se c’è chi vuol prendere atto di quella che viene strombazzata come la fine del comunismo, si accomodi pure e lasci a chi ancora ci crede l’onere di portare avanti quella causa. Non è consentito a nessuno continuare ad usare le bandiere e i simboli del comunismo per altri, non certo nobili, fini.

Da parte nostra, occorre rompere gli indugi, vincere le esitazioni, decidere quello che va deciso, certo con chiarezza di idee, di analisi e di propositi, ma senza tentennamenti e inutili perdite di tempo. Ardui e gravosi sono i compiti che ci attendono, perché oggi più che mai c’è bisogno dei comunisti, di fronte ai drammi del nostro tempo.

La situazione politica a sinistra si va ormai chiarendo. Le forze residuali dell’area già comunista – soprattutto quelle che costituiscono le sparute pattuglie dell’apparato centrale e periferico, in particolare del PRC, ma anche del PdCI – , mostrano, al di là di qualche balbettio, la loro vocazione a lasciarsi assorbire in disegni eteronomi, sostanzialmente subalterni al PD, il quale – a sua volta – è il frutto di un’operazione trasformistica a tappe, che viene da lontano e che può essere inquadrata nella storia della classe politica di questo Paese, della quale il trasformismo è venuto a costituire una specie di DNA.

Non sappiamo quale potrà essere il futuro di questa operazione, non certo foriera di buoni risultati per la stessa democrazia, e responsabile della generale involuzione di cui in atto soffriamo: il berlusconismo è anche il frutto della fine del PCI e dell’assenza di un argine alle mire autoritarie in esso insite. La dice lunga il famoso discorso delle “riforme” (alias liquidazione della Costituzione e fine del patto antifascista da cui è nata la nostra Repubblica), nel quale tutti si ritrovano, con qualche virgola in più o in meno. Che ci sia bisogno anche in Italia di un vero Partito Comunista lo dice non solo la storia, ma anche la situazione che ci sta di fronte. L’Italia, l’Europa, tutto il mondo occidentale, soffrono di una crisi di sistema, cui la classe dominante non sa trovare una risposta che non sia come sempre penalizzante per i lavoratori e le classi deboli, ai quali tutti è necessario ed urgente dare un punto di riferimento sicuro e affidabile per una lotta che non è di poco momento. E altrove – vedi Grecia – è in atto una risposta forte, grazie alla presenza di un Partito Comunista (KKE) autonomo, autosufficiente, organizzato e fuori dai giochi di potere.

Di segno diverso, ma ugualmente efficace, l’azione di forze di ispirazione socialista in America Latina. Anche in Russia il Partito Comunista mostra la sua vitalità e il suo forte radicamento nella coscienza di classe e nazionale.

Qui da noi si lascia fare alla grande borghesia e alle forze parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che ne sono direttamente o indirettamente espressione. Non ci sono segni di una lotta decisa, neppure a livello sindacale, contro le logiche del sistema (vedasi il recente congresso della CGIL, svoltosi all’insegna del “dialogo” con la Confindustria).

Chi se non il Partito Comunista può assumersi il ruolo di guida nella lotta? Un partito, cioè, di impronta gramsciana, un partito di classe, espressione della “volontà collettiva” della classe operaia e delle altre classi lavoratrici, di una volontà che si manifesti nell’azione e nella preparazione delle condizioni per un nuovo Stato, per un nuovo sistema economico-sociale, un partito che lavori per la prospettiva del socialismo.

Tutto il resto non è che un vivacchiare giorno per giorno, con la vista corta, nell’illusione di poter sopravvivere e ricavarsi un posticino al sole (qualche seggio in Parlamento e qualche assessorato di provincia col permesso di sua maestà). Un gioco quest’ultimo che non ci interessa e al quale – chi vuol intendere intenda – non possiamo prestarci.

I comunisti hanno ben altre ambizioni, il comunismo è nato per cambiare il mondo, e – checché se ne dica – non è ancora morto.

 

Domenico Catalfamo

Commenti
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Stefano G. Azzar     | 82.61.7.164 | 2010-05-20 20:06:26
Spero che il PdCI - l'unica forza organizzata sulla quale si pu a mio avviso fare affidamento come sponda di un processo di ricostruzione comunista - comprenda presto che la Federazione sarebbe la sua fine e la fine della questione comunista in Italia. E spero che si metta a disposizione di un percorso di riunificazione dei comunisti, che guardi anche ai compagni dispersi in tanti anni di diaspora, a partire da una base culturale di impianto gramsciano.

A parte le considerazioni sulla sua inevitabile deriva compatibilista, la Federazione non in grado di suscitare quell'entusiasmo e quell'energia emotiva che sono indispensabili per riattivare il circuito della militanza.
Ruggero Folagra - unita' comunista     | 93.32.235.201 | 2010-05-22 14:07:30
Bisogna che ci svegliamo per fare questo nuovo Partito comunista.
Con Ferrero non si puo' fare niente.
Rifondare il partito comunista italiano
come forza di avanguardia dei lavoratori e opposizione di sinistra
ai governi dei padroni.
Partito comunista, partito di lotte operaie.
Pierluca Parodi   | 83.103.41.28 | 2010-05-24 15:01:08
La necessit di riorganizzaqre il PCI e stare al fianco della classe lavoratrice, continuando a lottare e combattere contro vecchi e nuovi fascismi un obbligo per tutti noi.

Null'altro da aggiungere.
Saluti a tutti.
Luca, Milano
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