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NUOVE PROVOCAZIONI SU GRAMSCI Stampa E-mail
venerd 05 dicembre 2008

AnteprimaFallite miseramente le provocazioni relative ai rapporti tra Gramsci e il partito, in seguito alla divulgazione di nuovi documenti che confermano come i suoi compagni, italiani e sovietici, non abbandonarono affatto al suo destino il grande intellettuale comunista, ma lo aiutarono e sostennero, dall’inizio alla fine delle sua esperienza nelle carceri fasciste, nuovi fronti polemici sono stati subito aperti dalle forze reazionarie. Si parla di una presunta conversione religiosa di Gramsci prima della morte.

A sostenere questa tesi è stato l’arcivescovo Luigi De Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede, alla presentazione di un catalogo internazionale di “santini”.  Secondo l’alto prelato, anch’egli sardo, le suore della clinica Quisisana, dove era ricoverato Gramsci, portavano ai malati l’immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono al padre fondatore del comunismo italiano, durante l’ultima malattia. Lui protestò. Allora gli portarono l’immagine e lui la baciò. “E’ tornato alla fede della sua infanzia”, ha spiegato l’arcivescovo, che racconta di aver saputo tutto da suor Pinna, pure lei sarda, che lavorava come infermiera nella clinica Quisisana al tempo del ricovero di Gramsci.

Si tratta di roba vecchia. La falsa notizia della conversione del Nostro era già trapelata nella primavera del 1977, quando un altro ecclesiastico, padre Giuseppe Della Vedova, ne scrisse sulla rivista «Studi sociali», basandosi anch’egli sulla testimonianza di una suora della succitata clinica, ma diversa dalla suor Pinna di De Magistris: si chiamava Piera Collino. Anche allora si parlò del bacio a una statuina di Gesù Bambino la notte di Natale.

Lo stesso Della Vedova, messo alle strette da Arnaldo Nesti, che smentì su «Paese sera» la tesi della conversione, grazie alle testimonianze del cappellano e delle suore che assistettero Gramsci in fin di vita, in una lettera allo studioso, scrisse: “Chiarissimo Professore, spero che Lei avrà letto le mie note su «Studi Sociali». Avrà visto che io non dico che l’onorevole Gramsci si è convertito o ha ricevuto i sacramenti”. In una lettera inedita che il professor Nesti ha esibito al quotidiano «La Repubblica», padre Della Vedova quasi si scusa per il suo intervento superficiale: “Se avessi saputo delle sue interviste, l’avrei consultata”. Se la prende con il direttore della rivista, padre Boschini, che ha pubblicato il suo articolo sulla conversione di Gramsci senza avvertirlo che dell’argomento s’era già occupato Nesti nella sua tesi di laurea. Poi riferisce allo studioso di essersi messo in contatto, dopo l’uscita dell’articolo su «Paese Sera», con l’unico vero cappellano della clinica Quisisana, don Giuseppe Furrer, il quale gli ha confermato in sostanza la testimonianza già resa a Nesti: don Giuseppe non ricordava neppure d’aver dato i sacramenti in punto di morte; comunque, Gramsci era assente, immobile. Prova imbarazzo, padre Della Vedova, ma precisa che nel suo articolo uscito su «Studi Sociali» “io non dico che Gramsci s’è convertito o ha ricevuto i sacramenti, come ha scritto il «Corriere della Sera», ma solo fatto una mia supposizione”. Una supposizione che è durata tre decenni, per essere rispolverata ai giorni nostri.

Le uniche persone di famiglia che possono fornire una testimonianza degna di fede sono la cognata di Gramsci, Tatiana Schucht, e il fratello Carlo, che lo assistettero nella fase terminale della sua vita. Il 12 dicembre 1937, Tania scrisse a Piero Sraffa una lettera che conteneva un resoconto dettagliato (anche perché la missiva era destinata indirettamente al Centro estero del partito) delle ultime ore di Gramsci, stigmatizzando aspramente il tentativo di somministrargli l’estrema unzione, da lui rifiutata. In essa leggiamo: “Nino ha avuto l’emorragia cerebrale la sera del 25 aprile”. Nella tarda serata, sempre secondo il resoconto della cognata, gli fu applicato tardivamente un salasso, che però non ebbe alcun esito, anche perché Gramsci era già “senza parola, con gli occhi chiusi” e il respiro “molto affannoso”. Il  dottor Belock, che aveva operato il salasso, “fece capire alla suora che le condizioni del malato erano disperate”. Continua Tatiana: “Venne il prete, altre suore, ho dovuto protestare nel modo più veemente perché lasciassero tranquillo Antonio, mentre questi hanno proseguito a rivolgersi a Nino per chiedergli se voleva questo, quest’altro ecc. Il prete mi disse perfino che non potevo comandare ecc.”. Alle 4,10 del 27 aprile Gramsci si spense senza aver ripreso conoscenza e alle 5,15 le suore vollero “portare la salma giù in camera mortuaria”.

La polizia fascista, che sorvegliò da vicino il leader comunista fino alla sua morte, non fa alcun riferimento alla conversione, sebbene potesse rappresentare una notizia ghiotta per il regime.

Il nipote di Gramsci, Antonio jr., sentito ora dai giornali italiani, commenta da Mosca: “Conversione in punto di morte? Non è la prima volta che lo sento dire. E’ una bella fesseria”.

Siamo, dunque, in presenza di una notizia falsa, priva di qualsiasi prova documentale, che rispolvera vecchie illazioni, anch’esse smentite a suo tempo. Si tratta, in poche parole, di una “non notizia”. Eppure il solito chiasso mass-mediatico, al servizio del potere, è riuscito a sollevare un polverone. E’ questa la dimostrazione concreta di come si fabbricano, nel mondo capitalistico, i “casi” giornalistici e televisivi. Si punta sulla superficialità del lettore e dell’ascoltatore, il quale si ferma al primo “lancio”, non segue la notizia e l’evolversi degli avvenimenti, per cui neanche si accorge che, nel prosieguo, la bolla di sapone di scioglie miseramente. Viene azionato l’effetto indotto del topolino, come nel meccanismo della pubblicità.

C’è da chiedersi perché la falsa notizia della conversione di Gramsci venga riproposta oggi. A parte l’attività di sciacallaggio della chiesa cattolica, che non è nuova a queste trovate (basti ricordare i tentativi celebri di strappare la conversione, in punto di morte, a Benedetto Croce, a Concetto Marchesi e a tanti altri malcapitati), siamo, evidentemente, in piena “rivoluzione passiva”, per dirla, paradossalmente, con Gramsci. La reazione vittoriosa cerca di appropriarsi del pensiero di avversari illustri, distorcendolo, centrifugandolo, piegandolo ai propri sporchi interessi. Ancora una volta, ha ragione Marx: il capitalismo non si ferma dinanzi ad alcun crimine pur di raggiungere i propri obiettivi. Ancora una volta la chiesa cattolica dimostra di essere strumento ideologico al servizio del capitalismo, col quale ha in comune il progetto di omologazione culturale, di creazione di un “pensiero unico”, che pretende di fagocitare tutti: vivi, morti e moribondi. Altro che primato etico!

Antonio Catalfamo  

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