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«L’UNITA’» OFFENDE I COMUNISTI Stampa E-mail
martedģ 17 novembre 2009
AnteprimaIl 4 novembre scorso, il quotidiano «L’Unità», nell’ambito della consueta rubrica “Voltiamo pagina”, ha ospitato uno scritto di Vincenzo Cerami, che, ironicamente, prega in ginocchio il neoeletto segretario del PD, Pierluigi Bersani, di non fare alcun tipo di alleanza con i comunisti di Diliberto. Si tratterebbe di un punto di vista politico come tanti altri, se non ci fosse tutta una serie di gravi affermazioni, offensive non solo nei confronti del segretario del PdCI, ma anche di milioni di comunisti, descritti come “mummie sovietiche”, che portano sul cruscotto della macchina, al posto di Padre Pio, l’immagine di Stalin, come “zombie”, come espressione di un passato “che fa schifo”. Domenico Generoso, iscritto al PCI dal 1959, abbonato da circa un quarantennio a «Il Calendario del Popolo», definito “eroe a 83 anni” dal «Corriere della Sera», perché ha salvato sei persone, con una scala, nel corso di una recente alluvione, ha preso carta e penna e ha scritto a «L’Unità», che non ha pubblicato la sua lettera. Debitamente autorizzati dall’autore, la riproduciamo qui di seguito.

Egregio  signor Vincenzo  Cerami,a pagina 15 dell’«Unità»  del  04.11.2009 leggo  con amarezza: “Bersani ti  prego in ginocchio, Diliberto no” e ancora:“Bersani  questo  è un grido  di  dolore vero  e proprio”.

Perché tanto  livore e tanto  disprezzo  per un uomo che rappresenta un partito, anche se oggi è piccolo, che ha un grande passato  ed una grande storia, per me gloriosa.

Il veleno che Lei vomita contro  i comunisti su  una pagina del giornale fondato  da Antonio  Gramsci offende i militanti e i votanti  del  PdCI. Lei cancella il passato di  milioni  di  uomini  e donne che con la bandiera rossa, la falce e il  martello hanno lottato con sacrifici e sangue per conquistare un lavoro, la dignità di uomini liberi  e tanti  diritti  sociali.

Signor Cerami, se lo tenga lei Padre Pio sul  cruscotto della macchina (con tutto  il  rispetto  per Padre Pio) e lasci  a noi  e a Diliberto l’immagine di  Stalin.

Stalin fermò alle porte di  Mosca le armate tedesche ed italiane, la storia cambiò il suo  corso ed i 20 milioni  di  morti  dell’Unione Sovietica servirono  per la libertà  dei popoli e, penso,  anche per la sua.

Saluti.

Generoso Domenico, Scaletta Zanclea (Messina)

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