Il 4 novembre scorso, il quotidiano «L’Unità», nell’ambito della consueta rubrica “Voltiamo pagina”, ha ospitato uno scritto di Vincenzo Cerami, che, ironicamente, prega in ginocchio il neoeletto segretario del PD, Pierluigi Bersani, di non fare alcun tipo di alleanza con i comunisti di Diliberto. Si tratterebbe di un punto di vista politico come tanti altri, se non ci fosse tutta una serie di gravi affermazioni, offensive non solo nei confronti del segretario del PdCI, ma anche di milioni di comunisti, descritti come “mummie sovietiche”, che portano sul cruscotto della macchina, al posto di Padre Pio, l’immagine di Stalin, come “zombie”, come espressione di un passato “che fa schifo”. Domenico Generoso, iscritto al PCI dal 1959, abbonato da circa un quarantennio a «Il Calendario del Popolo», definito “eroe a 83 anni” dal «Corriere della Sera», perché ha salvato sei persone, con una scala, nel corso di una recente alluvione, ha preso carta e penna e ha scritto a «L’Unità», che non ha pubblicato la sua lettera. Debitamente autorizzati dall’autore, la riproduciamo qui di seguito.
Egregio signor Vincenzo Cerami,a pagina 15 dell’«Unità» del 04.11.2009 leggo con amarezza: “Bersani ti prego in ginocchio, Diliberto no” e ancora:“Bersani questo è un grido di dolore vero e proprio”. Perché tanto livore e tanto disprezzo per un uomo che rappresenta un partito, anche se oggi è piccolo, che ha un grande passato ed una grande storia, per me gloriosa. Il veleno che Lei vomita contro i comunisti su una pagina del giornale fondato da Antonio Gramsci offende i militanti e i votanti del PdCI. Lei cancella il passato di milioni di uomini e donne che con la bandiera rossa, la falce e il martello hanno lottato con sacrifici e sangue per conquistare un lavoro, la dignità di uomini liberi e tanti diritti sociali. Signor Cerami, se lo tenga lei Padre Pio sul cruscotto della macchina (con tutto il rispetto per Padre Pio) e lasci a noi e a Diliberto l’immagine di Stalin. Stalin fermò alle porte di Mosca le armate tedesche ed italiane, la storia cambiò il suo corso ed i 20 milioni di morti dell’Unione Sovietica servirono per la libertà dei popoli e, penso, anche per la sua. Saluti. Generoso Domenico, Scaletta Zanclea (Messina)
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