E’ nato, a Chianciano, il “partitino” di Nichi Vendola, che si propone di fare da “pesce pilota” ad una più grande forza socialdemocratica, che dovrebbe sorgere dalla spaccatura del Partito Democratico. E il “comunismo del ventunesimo secolo” dov’è andato a finire?
A quanto pare, la scissione dei vendoliani da Rifondazione Comunista si è ormai consumata. Vendola confida molto nell’uso spregiudicato della pubblicità mass-mediatica, che, effettivamente, non gli è stata negata. Egli ha fatto ampio ricorso alla simbologia, a partire dalla scelta del luogo della “riscossa”, Chianciano, cioè lo stesso in cui si era svolto l’ultimo congresso del partito, che aveva sancito la sconfitta, seppur per pochi voti, della sua corrente. Il Nostro ha così “officiato” una sorta di rito di esorcizzazione della sconfitta e propiziatorio delle future vittorie. Ha usato un linguaggio messianico, che ci ricorda, con qualche venatura poetica, quello del “padre nobile” della cosiddetta “sinistra radicale”, Fausto Bertinotti, che amava circondarsi, quand’era in auge, di “guru” come Fagioli e di “anatroccole” televisive come Valeria Marini e Vladimir Luxuria. La pericolosità di tutta l’operazione messa in piedi dal “governatore” della Puglia, in linea di continuità con il “sub-comandante” Fausto (e, forse, con la sua sapiente regia), sta proprio in questa capacità di spettacolarizzare la politica, a beneficio delle telecamere “benevole” e del pubblico semplicemente recettivo ch’esse hanno creato nel tempo, nonché nell’abilità di sfruttare gli spazi interstiziali del sistema capitalistico. Vendola si rivolge soprattutto ai giovani. Usa gli stessi concetti ai quali essi sono abituati dalla televisione e, purtroppo, dalla scuola. Solo per fare un esempio, è facile far passare nelle loro menti l’idea che il comunismo realizzato è stato solo criminalità elevata a sistema, perché concetti del genere circolano nelle aule scolastiche, grazie a quella “riscrittura” della storia del Novecento voluta dai vari ministri della Pubblica Istruzione, a partire da Luigi Berlinguer. Il compito dei comunisti, nei prossimi mesi, dev’essere quello di far diradare, con argomentazioni forti, la cortina fumogena di cui Vendola e compagni si sono circondati, per mostrare a tutti come il re sia nudo, come, dietro la fumisteria, ci siano progetti vecchi. I “colonnelli” di Vendola, come Rina Gagliardi, non hanno saputo far altro che auspicare la spaccatura del Partito Democratico in due parti, una delle quali dovrebbe concorrere a formare, con i vendoliani stessi e con altri convitati non ben definiti, il “nuovo” partito socialdemocratico all’italiana, che dovrebbe avere come leader un uomo che merita veramente fiducia: Massimo D’Alema. Una domanda giunge spontanea: ma, scusate, cari signori, voi non eravate i fautori del “comunismo del ventunesimo secolo”, il vero comunismo, dal “volto umano”, che doveva contrapporsi a quello criminale, “staliniano”, del Novecento? E’ caduto, finalmente, il “velo di Maya” che separava apparenza e realtà: Nichi Vendola ed i suoi sodali vogliono dar vita ad un soggetto politico che si muova all’interno del sistema capitalistico, che ne rispetti le “compatibilità”, cambiando, se possibile, qualche virgola, ma non di più. A questo progetto noi comunisti dobbiamo opporci con forza, ma anche con pazienza, con spirito di discussione, rivolgendoci a quei giovani, ammaliati da Vendola e, prima di lui, da Bertinotti, che non meritano di vivere in una “riserva indiana”, ai margini della società capitalistica, sperando che qualche briciola cada dalla tavola del ricco epulone. Alfa Cappa
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