I socialdemocratici sono “eterei”, “flebili”, anzi inesistenti. Scriveva Fortebraccio: “Si è aperta la porta e non è entrato nessuno: era Cariglia”. I tempi cambiano, i socialdemocratici no: si è aperta la porta ed entra…Bertinotti.
Lo fa alla chetichella, in punta di piedi, dopo aver provocato, con il suo socialismo salottiero (al “cachemire”), la sparizione del suo partito e della sciagurata Sinistra Arcobaleno, ultima invenzione del suo cervello sempre in ebollizione. Così l’ex sub-comandante Fausto resuscita sulle colonne di “Liberazione” (13 novembre 2008), proponendo il suo “pensiero”, sempre “nuovo”, in 15 tesi inutili. Bertinotti si conferma un “pirotecnico della parola”, che si parla addosso senza dire nulla, se non parole vuote, senza senso. Come Cariglia, anzi peggio. Basta un breve saggio: “Comunista è una parola molto impegnativa, da maneggiare con cura e misura. Essa è insieme troppo e troppo poco per definire, oggi e qui, un nuovo soggetto politico. Troppo, perché se il programma del comunismo è, come è, la liberazione del e dal lavoro salariato esso non può trovare posto (seppure possa illuminarne la ricerca) nella dimensione storica concreta a cui deve rispondere il programma fondamentale della sinistra, che non può che essere, realisticamente, ma anche ambiziosamente, quella della ricerca sul socialismo del XXI secolo. Troppo poco, perché quand’anche dichiarata l’ipotesi finalistica comunista, non potrebbe dirci granché delle ragioni, concrete, sempre quelle del qui e ora, per cui deve costituirsi la sinistra oggi, dopo la distruzione”. Seguendo la logica di Bertinotti – ammesso che ne abbia una – , Marx non doveva affatto lambiccarsi il cervello ad elaborare teorie rivoluzionarie, perché il comunismo era, al suo tempo, solo uno spettro che si aggirava per l’Europa. Lenin, con poche migliaia di militanti, non doveva azzardarsi a fare la Rivoluzione d’Ottobre. Eppoi: chi ha distrutto la sinistra? Il Fausto nazionale con la sconfitta elettorale della Sinistra Arcobaleno, di cui era candidato a premier, non c’entra nulla? Ma – l’abbiamo già detto – è un esercizio vano quello di cercare una logica nelle sue parole. Bertinotti ripropone la solita minestra riscaldata della socialdemocrazia: i tempi non sono maturi, la “dimensione storica concreta” ostruisce la via del comunismo. Meglio il “socialismo” (leggasi “socialdemocrazia”). Tant’è che il Fausto, nel suo scritto, evanescente come lui, per il superamento della crisi attuale del capitalismo prospetta tutta una serie di misure interne al sistema, prendendo insegnamento, com’egli stesso ammette, dagli “economisti critici”, quelli – aggiungiamo noi – che sono pagati dai padroni per risolvere i loro problemi. A noi non interessa affatto salvare il capitalismo. Buon lavoro, Fausto. Euno
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