Finalmente un elemento di chiarezza: i comunisti celebreranno in piazza il 25 Aprile, assieme ai partigiani e ai veri antifascisti, mentre Berlusconi, Franceschini e i loro lacchè si riuniranno altrove, magari per speculare sul terremoto.
Il 25 Aprile 1945 si concludeva vittoriosamente la lotta armata di resistenza, i partigiani liberavano le maggiori città del Centro-Nord, si dissolveva la famigerata repubblica di Salò, le truppe naziste, battute e umiliate, lasciavano il suolo dell’Italia, su cui avevano seminato orrore e morte. Finito l’incubo della guerra voluta dal fascismo e dal nazismo, cominciava per l’Italia, per l’Europa e per il mondo una nuova storia. Non vogliamo qui ripercorrere questa storia, che è quella della seconda metà del secolo scorso e dei quasi dieci anni dell’attuale, anche se farlo sarebbe di non secondario interesse. Vogliamo invece venire al presente, al modo come questa ricorrenza del 25 Aprile viene vissuta, nell’Italia di Berlusconi, dalla classe politica dominante, che include (eccome!) il Partito democratico. Anzi proprio da quest’ultimo è partita la mossa maestra tendente a coinvolgere il Cavaliere nelle celebrazioni del 25 Aprile di quest’anno. Tale mossa, frutto del “genio” politico dell’attuale leader del Pd (diremmo piuttosto della goffaggine e della malafede dei dirigenti di quel partito), mirava a mettere in difficoltà Berlusconi, noto ammiratore di Mussolini (e suo imitatore), che ha sempre snobbato le celebrazioni del 25 Aprile, e nello stesso tempo a realizzare il segreto (non tanto) desiderio di raggiungere, imbellettandola con un po’ di retorica antifascista a buon mercato, quell’unità, che tra i due poli matura ogni giorno di più – con alte sponsorizzazioni e benedizioni – , sul progetto di trasformazione e deformazione in senso autoritario di quello Stato democratico le cui linee stanno scritte nella Costituzione, la quale esprime lo spirito dell’antifascismo e della Resistenza, di cui la data del 25 Aprile è il simbolo, e per questo la si vuole cambiare e stravolgere. E Berlusconi, dimostrando le sue doti di abile e spregiudicato prestigiatore, ha detto sì. E così tutti, tranne i comunisti, che il suddetto progetto mira a considerare inesistenti, si sono dichiarati felici e contenti: Franceschini e gli altri, e pure Bertinotti, la cui firma – a suggello della nuova era – è apparsa accanto a quella del neofita della democrazia e dell’antifascismo Gianfranco Fini su un foglio nuovo di zecca diretto, manco a dirlo, da Piero Sansonetti. Sì, perché tutti in Italia, tranne i comunisti naturalmente, sono democratici. Lo ha detto Carlo Azeglio Ciampi, lui che la Resistenza l’ha fatta. Guarda un po’, la Resistenza l’hanno fatta tutti, tranne quelli che l’hanno fatta veramente e ne sono stati a capo. Comprendiamo che per i nuovi araldi dell’antifascismo (molti dei quali già fascisti, e ancora oggi fascisti, o fascisti di nuova generazione) risulta un po’ scomodo fare i nomi di Luigi Longo (chi era costui?), di Giancarlo, Giuliano e Gaspare Pajetta, ed anche di Ferruccio Parri, che, quand’era presidente del Consiglio, non sapeva rubare e stare stravaccato sulla poltrona di Palazzo Chigi. Allora non usava nemmeno riunire i ministri nei palazzi e nelle ville di proprietà del Presidente del Consiglio, ma che diciamo? di libera disponibilità dei terremotati e dei senza casa. Vergogna! Avete infangato la storia. Ma gli italiani, gli italiani onesti, modesti, seri e pensosi delle sorti di questo povero Paese, sanno come rispondervi. E sanno come celebrare il 25 Aprile. Senza e contro di voi. Domenico Catalfamo
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