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ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO E “QUESTIONE MORALE” Stampa E-mail
domenica 21 dicembre 2008
AnteprimaIl responso delle elezioni regionali in Abruzzo è inequivocabile: l’elettorato non ha più fiducia nella classe politica. Si pone in termini drammatici la “questione morale”. E’ necessario accelerare i tempi per la nascita di un nuovo Partito comunista.

Il dato più eclatante che emerge dai risultati delle recenti elezioni regionali in Abruzzo è il massiccio astensionismo. Poco meno della metà degli aventi diritto non si è recata alle urne. Il crollo della partecipazione è del 28% rispetto alle politiche di alcuni mesi fa e del 15,7% rispetto alle precedenti regionali.

E’ questo l’effetto diretto dello scandalo che ha investito la giunta regionale uscente, con l’arresto del “governatore”, Ottaviano Del Turco. Non a caso il partito che ha pagato di più è stato il Partito Democratico, che guidava la compagine governativa uscente e al quale Del Turco apparteneva. I “democratici” scendono abbondantemente al di sotto della soglia del 20%, a tutto vantaggio dell’Italia dei Valori, che si attesta intorno al 15%. I rapporti di forza all’interno del centro sinistra risultano, dunque, profondamente modificati, e ciò ha acuito la crisi dell’alleanza Veltroni-Di Pietro, che rischia di implodere.

Il Partito Democratico, nel contempo, viene investito dalla bufera giudiziaria che riguarda le amministrazioni di Napoli e di Roma e di altre aree significative del Paese. Alcuni dirigenti dello stesso partito ne paventano la sparizione. Si ripropone, con maggiore gravità, la “questione morale”, che riguarda sia il polo di centro sinistra che quello di destra. A questo punto c’è il rischio che il sistema assuma un atteggiamento di autodifesa ad oltranza, a tutela dei propri privilegi e della propria impunità. In molti, all’interno dei due poli, spingono perché venga finalmente varata la “controriforma” della giustizia, che può senz’altro garantire questo effetto perverso, almeno a breve termine. A lungo termine, l’intero sistema potrebbe crollare.

A sinistra del PD, Rifondazione Comunista è la forza che subisce il maggiore ridimensionamento, passando dal 4,91% delle precedenti elezioni regionali abruzzesi al 2,84% delle attuali. Il Partito dei Comunisti Italiani ha una perdita più contenuta, nonostante l’oscuramento mass-mediatico, passando dal  2,95% all’1,83%. Una lista denominata “La Sinistra”, che raggruppa Verdi e Sinistra Democratica, ottiene il 2,22%, di contro al 2,01% ottenuto alle precedenti regionali dai soli Verdi. I tre schieramenti conservano ognuno il seggio che deteneva in seno al consiglio regionale.

Va sottolineato, innanzitutto, un dato: rispetto alle regionali del 2005 vi è un certo riequilibrio di forze tra Prc e PdCI (15.435 voti contro 9.995), che smentisce i sondaggi, catastrofici per il secondo partito. Ciò dimostra che c’era e c’è una volontà deliberata dei mass-media e dei “sondaggisti” di cancellare il Partito dei Comunisti Italiani, oscurandolo e dando, per converso, uno spazio seppur limitato – giusto una “boccata d’ossigeno” – a Rifondazione Comunista, un partito ritenuto più “malleabile”, che, nelle intenzioni di molti suoi dirigenti, dovrebbe abbandonare, magari dopo le elezioni europee, i simboli del comunismo per diventare una sorta di “corno” sinistro del Partito Democratico. Il risultato della lista “La Sinistra” dimostra che l’apporto della Sinistra Democratica è stato irrisorio e che lo spazio mass-mediatico ad essa riservato è anch’esso eccessivo, sempre in funzione anti-PdCI.

Rifondazione e PdCI rappresentano complessivamente il 4,67% dell’elettorato abruzzese che si è recato alle urne, cioè la stragrande maggioranza di coloro che si collocano a sinistra del PD. Il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, che si è presentato da solo, ottiene un significativo 0,76%, veicolando una parte del desiderio di opposizione totale al sistema presente nell’elettorato comunista.

Quali conclusioni possiamo trarre dalle elezioni regionali in Abruzzo? Innanzitutto, la “questione morale” deve stare al centro della riflessione e dell’agire politico. Il PD rischia di sparire. La sua scelta di campo a favore del capitalismo è stata fatale, perché lo ha reso molto permeabile alla corruzione, che è congenita al sistema capitalistico. La soluzione “dipietrista” non risolve, ma aggrava i problemi. Di Pietro agita demagogicamente la “questione morale”, ma sul piano economico-sociale non si discosta granché da Berlusconi.

I comunisti devono fare tesoro della lezione abruzzese. La limitazione dei danni, da parte del Prc e, soprattutto, del  PdCI, non deve creare illusioni. Il risultato complessivo – anche se non catastrofico, come previsto da molti osservatori interessati – è davvero modesto se rapportato al 15% ottenuto dall’Italia dei Valori. La presenza comunista rischia, permanendo l’attuale stato di cose, di diventare marginale ed ininfluente. E’ necessario, pertanto, affrontare seriamente la “questione morale”, al di là della facile demagogia. Ciò impone, in primo luogo, di prendere nettamente le distanze dal Partito Democratico, che dalla “questione morale”, invece, è pesantemente investito. Occorre creare un polo comunista autonomo ed alternativo al PD, che, facendo vera opposizione al sistema capitalistico e alla corruzione che ne è parte integrante, eviti il prevalere della demagogia “dipietrista”, che  presto dimostrerà la propria inefficacia ed il proprio carattere strumentale.

Premessa di tutto ciò è la creazione di un solo partito che riunisca tutti i comunisti. Si impone, dunque, una fase costituente, che superi le formazioni partitiche attualmente esistenti, a partire dallo stesso PdCI, che si è detto favorevole al processo unitario, ma, all’ultimo congresso, non si è sciolto, ed ha inteso proseguire su una strada che non può dare buoni risultati. Il partito è ancora visto da una parte consistente dell’elettorato comunista, che sceglie il “non voto”, come espressione del “vecchio”, come tarato dal “peccato originale” di essere nato con vocazione “governativa”, per appoggiare, cioè, il primo governo Prodi ed il successivo governo D’Alema. Solo il suo sciogliersi nel processo costituente può portare ad una rigenerazione, all’innesto di nuove forze, sane e vitali, apportatrici di passione e di creatività. Rinchiudersi in se stesso per autoconservarsi equivale ad andare incontro ad una lenta agonia.

Per tutti questi motivi, è necessario dar vita alla “Costituente comunista”, senza indugi e senza riserve

Occhiodimosca       

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