La vicenda giudiziaria che sta interessando la Regione Puglia evidenzia i pericoli a cui vanno incontro le forze comuniste quando governano con chi ormai si è convertito ai metodi del capitalismo.
Le cronache televisive e le pagine dei giornali recano con rilievo la notizia del giorno: le forze politiche che sostengono la giunta Vendola in Puglia, PD in testa, ma anche Sinistra e Libertà e Rifondazione Comunista (gestione vendoliana?), sono nel vortice degli scandali che emergono dall’inchiesta della magistratura di Bari. I faccendieri della tangente, organizzatori di festini, nonché mediatori di affari sporchi, addirittura (orrore!) la stessa mafia sono parte di una vicenda che coinvolgerebbe imprenditori, uomini del governo e dell’apparato regionale e organizzazioni di partito, destinatarie di finanziamenti illeciti. Siamo al fango che travolge una gestione a dir poco fallimentare della politica di una “sinistra” da tempo non più tale e da cui (se qualcuno non lo ha ancora capito) bisogna prendere senza equivoci le distanze. Nasca subito il partito dei comunisti, libero dalla zavorra dei mestieranti. Solo questa è la salvezza, solo questa è la prospettiva, una prospettiva certo lunga e difficile. Si guardi avanti e, nello stesso tempo, si recuperi il meglio del passato, quando i comunisti facevano politica senza finanziamenti, col sacrificio e l’apporto – anche economico – di tutti i militanti. Solo così potremo riguadagnare la fiducia di chi vuole un mondo pulito. Ci vuole un Partito Comunista che restauri la lotta di classe e risponda, con la sua azione quotidiana, all’ansia di giustizia che si leva da ogni parte, da chi non ne può più di imbrogli, prepotenze e ipocrisie. Antonio Catalfamo
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