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CARO DILIBERTO, NON CI SIAMO! Stampa E-mail
domenica 18 luglio 2010
AnteprimaIl segretario del PdCI conferma la sua contrarietà alla Costituente Comunista e l’adesione alla Federazione della Sinistra. Ma la casa brucia e occorre una svolta radicale verso un solo Partito Comunista, alternativo a centro-destra e centro-sinistra. 

Abbiamo seguito via Internet l’intervento di Oliviero Diliberto alla Direzione del PdCI. Il segretario nazionale ci è parso sottotono, poco convinto e, quindi, poco convincente. Ma due cose chiare le ha dette e bisogna prenderne atto. Ha irriso, innanzitutto, la Costituente Comunista, perché, a suo dire, stante la contrarietà di Rifondazione, non ci sarebbero, oltre al PdCI, altre forze comuniste organizzate, aventi qualche consistenza, con cui realizzare tale processo. Ma la Costituente va realizzata con migliaia di simpatizzanti comunisti senza tessera, molti dei quali non vanno neanche a votare, perché sfiduciati dalla politica disastrosa portata avanti dal PdCI e da Rifondazione, partiti, questi ultimi, ormai ridotti sul territorio a poche migliaia di militanti, che non riescono neanche a comunicare tra loro, essendo perlopiù saltati i canali organizzativi.

Diliberto ha preteso di essere realista e noi vogliamo richiamarlo proprio alla realtà. Il PdCI ha un “peccato originale”: è nato per consentire che rimanesse in vita un governo di centro-sinistra. Diliberto non può chiedere ora a milioni di persone che hanno rifiutato questa scelta – e le altre scelte “governiste” compiute negli anni dal suo partito – , regredendo nell’area del “non voto”, di “tornare all’ovile”. Il PdCI deve fare seria autocritica, deve sciogliersi, liberandosi così del “peccato originale”, e aprire una fase costituente che coinvolga tutti i comunisti onesti, con tessera, senza tessera, organizzati, “disorganizzati”. Filippo Turati, al congresso socialista del 1919, irrise al movimento torinese dei Consigli di fabbrica, guidato da Gramsci, Togliatti e Terracini, perché tale movimento pretendeva di “fare la rivoluzione” coinvolgendo anche i “disorganizzati”, cioè gli operai che non erano iscritti né al sindacato né al Partito Socialista. Dimostrò così di non aver capito un’esperienza di massa che coinvolse 150.000 lavoratori e, conseguentemente, quanto il vecchio partito riformista fosse lontano dalla realtà. Ci auguriamo che Diliberto non commetta lo stesso errore.

In secondo luogo, il segretario del PdCI ha confermato l’adesione del suo partito alla Federazione della Sinistra. Anche qui ha preteso di essere pragmatico e anche qui siamo costretti a richiamarlo alla vera realtà. La Federazione è ormai fallita. Deperisce ogni giorno di più. Proponendosi di appoggiare il Partito Democratico, nell’ambito di un poco credibile “nuovo Cln” (c’è posto anche per Fini?), è diventata una brutta copia di Sinistra Ecologia e Libertà, che la sta svuotando ed assorbendo progressivamente. Nessuno farebbe un sondaggio che accredita la Federazione intorno all’1-1,5%, se essa avesse una forza doppia, perché rischierebbe di essere sbugiardato clamorosamente. D’altra parte, l’assenza della Federazione sul territorio è visibile a chiunque. In molti posti non è stato neanche possibile costituirla materialmente. C’è chi scappa verso Vendola e chi, per nulla interessato a portare al PD un “gruzzoletto” di voti per vincere e fare le stesse cose che sta facendo Berlusconi (nonché il PASOK in Grecia), accresce ulteriormente l’area della sfiducia e del “non voto”.

Un sano realismo imporrebbe di dar vita ad un Partito Comunista veramente alternativo a centro-destra e centro-sinistra, che si ricolleghi al malcontento diffuso nel Paese e lotti per un cambiamento effettivo, come sta facendo il KKE nella vicina penisola ellenica. Altrimenti, temiamo che non si vada da nessuna parte. O meglio, che si vada verso l’autodissolvimento.

 Antonio Catalfamo  
Commenti
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Paolo - quale idea di Comunismo nel nu   | 109.52.205.104 | 2010-07-20 12:50:32
devo dire che il compagno Catalfamo abbia molte ragioni, condivisibilissime, purtroppo non facile decidere quale strada intraprendere, sicuramente ad oggi stare dentro un Partito ed a una Federazione, decisa unilateralmente dai gruppi dirigenti pu diventare un p stretto portando inevitabilmente anche i pi indecisi a prendere una decisione. hasta la victoria, siempre! un compagno di Torino
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