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BASTA TERVIGERSAZIONI: SUBITO IL PARTITO COMUNISTA Stampa E-mail
luned 08 marzo 2010
AnteprimaIl capitalismo sta attraversando una grave crisi sistemica. E’ necessario un  solo partito per tutti i comunisti, autonomo da quelle forze politiche che lavorano scientificamente per la cancellazione della stessa parola “comunista”.

La presente situazione mondiale è caratterizzata da una crisi economica che, lungi dal rientrare nell’andamento ciclico proprio del sistema capitalistico, mette in discussione le fondamenta stesse di tale sistema e la sua capacità di superare i momenti di difficoltà e di ricondurre il tutto nei binari della “normalità”, pur quando, dopo il crollo dell’URSS, il suo dominio e la sua capacità di controllo non dovrebbero trovare ostacoli. In questa cornice globale si inserisce la contingenza storica che sta vivendo, con proprie peculiarità, il nostro Paese.

Sono passati sessantacinque anni dalla nascita del nuovo Stato sorto sulle ceneri del fascismo, e tutte le grandi questioni che riguardano la vita sociale e l’assetto politico si ripresentano, per molti aspetti aggravate dal modo come il Paese è stato governato in questi decenni e dal disorientamento in cui le masse dei cittadini sono state  precipitate per il dissolvimento dei grandi partiti che hanno operato – con ruoli diversi – nel dopoguerra, e che sono stati travolti, alcuni (DC e PSI) dalla corruzione, altri (il PCI) dal trasformismo dei propri gruppi dirigenti.

E così ci ritroviamo con un’Italia in ginocchio. Basti qualche esempio. Il dissesto idrogeologico di vastissime aree del Paese assume ogni giorno di più dimensioni apocalittiche. Vengono al pettine i nodi di una politica e di una condotta a dir poco irresponsabili: abbandono dell’agricoltura nelle zone montane e collinari, disboscamenti, incendi dolosi, costruzioni prive di ogni controllo e di ogni direttiva e programmazione basate sull’equilibrio fra esigenze particolari e interesse generale, abusivismo e ripetuti condoni, spesso sponsorizzati – duole dirlo – anche a sinistra, opere pubbliche realizzate senza alcun criterio di stabilità e sicurezza, assenza di manutenzione di strade, ponti etc.

La moralità pubblica è ridotta a livello zero: la corruzione di politici, amministratori, imprenditori, faccendieri, nonché di vaste fasce di cittadini alla ricerca di favori, piccoli privilegi, assistenzialismo incurante di leggi e diritti.

La scena politica è a sua volta dominata da eserciti di arrivisti, dirigenti improvvisati privi di ogni ancoraggio di cultura, serietà e competenza, sprovvisti di una visione ideologica che prescinda dall’egemonia della parte peggiore, più egoista e più rozza, della classe dominante. Domina nelle forze politiche maggiori, di entrambi gli schieramenti, l’ansia di distruggere i pilastri dello Stato democratico nato dalla Resistenza e la ricerca di una nuova “identità nazionale” che sdogani fascisti vecchi e nuovi e che abolisca ogni differenza sostanziale tra destra e sinistra, in nome di un interclassismo indifferenziato che ignori ogni vera dialettica sociale e di classe. E poi tutti sotto l’ombrello degli USA, della NATO, del capitalismo occidentale, tutti contro ogni possibilità di alternativa reale di sistema e di assetto sociale. Tutti contro il comunismo, passato, presente e futuro: fine della storia!

La salvezza contro l’imbarbarimento e l’attacco ad ogni forma di convivenza civile e democratica può venire ancora una volta, come nei momenti più critici della nostra storia, dalle avanguardie più coscienti, e in particolare dai comunisti. Ma – ecco il problema! – a che punto è il discorso della presenza e del ruolo dei comunisti in Italia?

Le principali forze politiche, sia di centro-destra sia di centro-sinistra, hanno predisposto ed attuano, ai vari livelli, un piano che prevede la non presenza – o se mai una presenza del tutto marginale ed ininfluente – del soggetto comunista. E questo in un Paese dove il contributo dei comunisti all’elevamento sociale e culturale e alla difesa della democrazia è stato essenziale e rimane insostituibile. Questa operazione mostruosa è stata possibile grazie alla metamorfosi dei dirigenti e di gran parte del corpo stesso del PCI a partire dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso.

Occorre capire questo processo e contrastarne con tutte le forze gli esiti.

Condizione preliminare è la riaffermazione dell’autonomia ideale e politica dei comunisti. Non ci sono margini – per chi è in buona fede – per accordi di sorta con chi, il Partito Democratico e cespugli vari (vedi Sinistra Ecologia e Libertà), dà per scontata e lavora scientificamente per la fine del comunismo. Se tra gli apparati dei partiti che ancora si definiscono comunisti c’è chi pensa solo alla propria sopravvivenza nell’attuale quadro politico e lavora in vista di una propria ricollocazione, è bene che venga isolato per tempo e messo in condizione di non nuocere.

Non è più tempo di aspettare chi sa che. Occorre definire e accelerare termini e tempi del processo costitutivo del nuovo Partito comunista. Ogni altra iniziativa o sede di analisi e di confronto, ammesso che sia utile, non può essere sostitutiva rispetto all’esigenza prioritaria di riunire i comunisti in un solo partito, che sia anche nel nome un Partito comunista, e non una formazione pasticciata dai caratteri indefinibili e incomprensibili.

E’ ora di dire basta ai diversivi. Lo richiede la gravità della situazione. Non si può lasciare il Paese senza un chiaro e sicuro punto di riferimento, senza un’opposizione vera al sistema, pena l’ulteriore e irreparabile precipitare nel caos e nella sfiducia, con i problemi che schiacciano e la reazione che avanza come una ruspa distruggendo ogni residuo di garanzia democratica e di accettabile vita civile.

Chi vuol vedere veda, chi vuol capire capisca. Cosa si vuole ancora dopo la vergognosa vicenda delle liste per le regionali, dove è stato calpestato ogni più elementare principio di diritto e gli ordinamenti stessi dello Stato moderno sono divenuti carta straccia?

Si è toccato il fondo. Che cosa ci aspetta ancora? Certamente il peggio, se non saremo in grado di porre un argine.

Antonio Gramsci, incatenato davanti al Tribunale speciale, rivolto ai fascisti gridò: “Voi porterete l’Italia alla rovina, e toccherà a noi comunisti salvarla!”. E’ triste, sì, ma terribilmente attuale, dover raccogliere – a quasi un secolo di distanza – quel grido.

Sapremo farlo? Attenti, compagni, a non tradire le attese e le speranze di chi guarda a noi. E’ danno irreparabile mancare agli appuntamenti della storia. E’ un danno che può costare – ed è costato – lacrime e sangue. Oppure il prezzo da pagare può essere il grigiore, una vita senza dignità, il trionfo della prepotenza e della solita legge del più forte, perché nulla cambi.

E i comunisti ci sono, quando ci sono, per impedire tutto questo.

 Domenico Catalfamo
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