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marted 07 luglio 2009
AnteprimaAbbiamo affrontato una campagna elettorale difficile. Un milione di voti e più – pari al 3,4% – è un risultato insoddisfacente, ma non disprezzabile. Bisogna partire da qui per dar vita ad un solo Partito Comunista. Intanto, bisogna evitare ad ogni costo la diaspora.

L’obiettivo del 4% dei consensi, che, come Lista comunista ed anticapitalista, ci eravamo posto per le elezioni europee, non è stato raggiunto, anche perché era ambizioso. Si tenga conto che un anno fa, alle elezioni politiche, tutti insieme, nella lista Arcobaleno, avevamo ottenuto il 3,2%. Nel frattempo sono intervenuti tanti fatti che hanno peggiorato la situazione. Si è consumata, all’interno di Rifondazione Comunista, una scissione, capitanata da buona parte del vecchio gruppo dirigente (Vendola, Giordano e, dietro tutti, come regista, Bertinotti), che ha avuto come punto di sbocco la presentazione alle europee di una lista, Sinistra e Libertà, che è stata ampiamente sponsorizzata dai mass-media, in funzione anticomunista, e “pompata” dai sondaggi, che non hanno lo scopo di fotografare la situazione reale, ma di condizionare l’elettorato a votare in una direzione anziché in un’altra. Per converso, si è levata una cortina di silenzio mass-mediatico nei confronti della Lista comunista e i sondaggi, attribuendo ad essa una percentuale di voti inferiore al 4%, hanno incoraggiato tanti elettori incerti a non votarla.

Il fenomeno di Sinistra e Libertà va studiato attentamente, a partire dalle forze che nel suddetto raggruppamento sono confluite. Tra di queste vanno annoverati i socialisti craxiani, che hanno dato un buon contributo elettorale, specie nel Meridione (vedi il caso della Calabria), dove esistono ancora sacche di consenso clientelare intorno agli eredi di Bettino Craxi. Vanno compresi i Verdi, che conservano un certo seguito, seppur limitato. Ma va detta chiaramente un’altra cosa, che sinora è stata taciuta. Un sostegno aperto a Sinistra e Libertà è venuto da un’ala della CGIL, soprattutto laddove, segnatamente nel Mezzogiorno, il sindacato svolge un ruolo eminentemente assistenziale e clientelare.

Un altro fenomeno che va analizzato a fondo è quello rappresentato dall’Italia dei Valori. Anche qui bisogna essere chiari e parlare senza peli sulla lingua. Parecchi quadri dirigenti comunisti hanno appoggiato, in varie forme, dirette ed indirette, la lista di Di Pietro. Questo ha incoraggiato masse sbandate di elettori potenzialmente comunisti a venire a compromesso con la propria coscienza e a dire a se stessi: “Io sono comunista, ma voto Di Pietro perché è l’unico che può farcela a superare la soglia del 4% ed è l’unico che fa opposizione”.

La campagna elettorale non è stata, dunque, facile. A ciò che abbiamo detto va aggiunto il clima di anticomunismo viscerale che la nostra debolezza ha scatenato e che, crescendo di giorno in giorno,  può avere effetti pericolosi. Si aggiunga ancora che molti quadri dei due partiti comunisti hanno assunto un atteggiamento prudente e non si sono gettati anima e corpo nella battaglia elettorale. Altri sono stati incapaci di agire, in preda allo scoramento. Altri ancora sono rimasti alla finestra o hanno sostenuto altre liste, per propiziare un risultato negativo ed avere poi l’opportunità di specularci sopra nelle diatribe interne.

Se si tiene conto di tutto ciò, il risultato raggiunto, cioè più di un milione di voti, non è disprezzabile. Esso costituisce un buon punto di partenza per il rilancio. E’ stato ottenuto grazie all’entusiasmo e allo slancio ideale di migliaia di militanti, più che ai meriti dei gruppi dirigenti. Questi compagni di base non vanno delusi. E’ necessario evitare la diaspora, ossia il pericolo, che sta già concretizzandosi, di gruppi e gruppetti che si disperdono in mille rivoli, capitanati da “capibanda”, i quali hanno solo l’esigenza di dimostrare di avere un certo seguito a coloro che devono accoglierli. Da questo punto di vista, ne vedremo di belle nei prossimi mesi. D’altra parte, in passato i capi dei “maoisti” italiani sono finiti candidamente in Forza Italia. E’ necessario, inoltre, che questo milione di voti venga convogliato in un unico partito che riunisca tutti i comunisti. Bisogna agire al più presto possibile, per evitare che chi gioca allo sfascio abbia partita vinta.

 

Antonio Catalfamo  

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